
Meno male che l’Europa c’è!
Nonostante le innegabili carenze che gravano su questa istituzione e nonostante gli attacchi ingenerosi che subisce da parte dei governi nazionalisti, compreso il nostro, ogni tanto l’Europa apre squarci di speranza sul nostro futuro.
E’ il caso dell’approvazione del Regolamento Europeo 2024 n°1991: il Piano Nazionale sul Ripristino della Natura, il Pnr, da non confondersi con il PNRR, quello con due R che ha portato miliardi nelle casse italiane ma che ha fatto anche tanto discutere per il pressapochismo con cui è stato gestito.
Il Pnr è invece lo strumento programmatico con cui l’Italia attua gli obiettivi della legge europea sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Il suo scopo principale è risanare gli ecosistemi degradati e tutelare la biodiversità attraverso interventi mirati su foreste, fiumi, mari e ambienti urbani.
Sono previste azioni per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultino degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni d’impollinatori, migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Entro il 2030 è prevista inoltre nell’Unione Europea la messa a dimora di 3 miliardi di alberi. Il Piano ha già ottenuto l’approvazione e l’appoggio del SIU (Società Italiana Urbanisti) che avverte: “L’occasione offerta dal Pnr è unica e difficilmente ripetibile; pertanto, siamo consapevoli che la sfida ci riguarda e che questa occasione non può essere in alcun modo sprecata attraverso proroghe, ritardi o deroghe.”
Per quanto riguarda le città l’art. 8 (ecosistemi urbani) impone ai Comuni, (dall’agosto 2024 al 31 dicembre 2030) il divieto assoluto di ridurre anche di qualche centimetro quadrato le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono in azioni di depavimentazione e rinaturazione. E dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e alberature applicando il ripristino della natura.
A questo proposito il Prof. Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano in un articolo su Altra Economia dice che “Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione”. Secondo questa visione quindi in tanti comuni, ed anche a Verona, dovranno essere rivisti diversi provvedimenti già deliberati come ad esempio il piano di lottizzazione della Marangona.
Dettagli del Pnr si possono trovare sul sito dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, incaricato del supporto scientifico di tutto il procedimento.
Alberto Ballestriero

Perche’ hanno tagliato tutto all’ inizio del ponte Saval,di fronte a Famila?? Altri orrendi palazzoni in arrivo?
Giustissima e assai pertinente osservazione! Dunque si agisca urgentemente ed unitariamente, e senza remore, verso l’attuale amministrazione che -a mio modesto avviso- è colpevole (come troppo spesso accade a destra come a sinistra) di grave tradimento dei bei principi enunciati alla vigilia delle elezioni. Qui c’è però un’aggravante: l’ipocrisia di chi per troppo tempo non ha voluto prendere atto della realtà delle scelte operate e delle azioni poste in atto ancorché dettagliatamente illustrate sulle pagine di Verona Polis, e mi riferisco a comitati ed associazioni che, con altro colore politico a Palazzo Barbieri, avrebbero molto più prontamente fatto opposizione. Il vero bene collettivo non ha però colore politico: se una cosa è di danno all’ambiente e alla vivibilità per cittadini va denunciata senza sconti “ad personam”. Se, ad esempio, l’abnorme “monetizzazione degli standard urbanistici” è un sopruso acuitosi con le precedenti amministrazioni di centrodestra, perché se viene perpetrata da quella di centrosinistra si fa finta di nulla?