IMPORTANZA DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA

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Mi si accusa di criticare questa amministrazione e di non considerare i tanti lavori che hanno migliorato e che miglioreranno la nostra città.

È un’accusa non esatta, ho scritto più volte che alcuni assessorati hanno e stanno svolgendo il loro compito con intelligenza e bravura.

Per esempio, l’ampliamento alle 24 ore giornaliere della ZTL del Centro Storico e la realizzazione di una rete di percorsi ciclabili, anche se in alcuni casi si sarebbero potuti evitare pesanti impatti con la viabilità a motore e tagli di alberi ad alto fusto, sono state scelte coraggiose, lungimiranti e conseguenti al programma elettorale.

Così come sono stati positivi per la nostra città gli interventi in via XX Settembre, quelli del sottopasso in via Città di Nimes, i lavori sul cavalcavia di Viale Piave, il progetto ferroviario e il percorso avviato sulla raccolta differenziata, anche se necessita di un’adeguata rivisitazione, perché la situazione dello smaltimento dei rifiuti in città è piuttosto precaria.

Un commento a parte va fatto per il completamento della filovia. Si tratta di un piano ereditato dalle precedenti amministrazioni di centrodestra e difficilmente bloccabile. Purtroppo, il sindaco Tosi cancellò il progetto della metrotramvia di superficie, già parzialmente finanziata dallo Stato, optando per il sistema filobus. La speranza è che possa togliere dalle strade veronesi una buona percentuale di traffico automobilistico, ma i dubbi sono tanti.

Indubbiamente questi interventi, che da tempo erano stati pianificati, sono positivi e daranno i loro frutti in prossimo futuro.

Lo stesso si può affermare per gli assessorati che si occupano del sociale e del terzo settore.

Ma, non posso e non ho potuto evitare di contestare il metodo e i contenuti della pianificazione urbanistica effettuati dall’assessorato preposto.

Da quanto promesso in campagna elettorale, mi sarei aspettato che, attraverso il metodo della pianificazione partecipata, si potesse realizzare un’oggettiva analisi del contesto veronese per scoprire i reali bisogni del nostro sistema territoriale e della nostra collettività; quali fossero le risposte che avrebbe potuto offrire il territorio e quindi poter scoprire la vocazione di Verona e i relativi interventi da compiere.

Tutto questo avrebbe rappresentato il contenuto per definire i piani urbanistici (P.A.T. e P.I.), in fase di realizzazione.

Mi si accusa di dare troppa importanza ai piani urbanistici, accusa vera, ma l’importanza dei piani urbanistici per la qualità della vita dei cittadini non è mai troppa. Pianificare una città significa regolare gli aspetti economici, sociali, assistenziali, ambientali, culturali e di ogni altra attività. Solo attraverso un’obiettiva e partecipata pianificazione è possibile coniugare i diversi sistemi che insistono sul territorio in modo complessivo e organico.

Invece si è preferito intervenire sulla base delle “manifestazioni d’interesse” da parte degli investitori privati, spesso estranee rispetto a un piano unitario del territorio veronese.

Inoltre, i tanti interventi in deroga ai piani regolatori, stanno annullando il ruolo della pianificazione urbanistica, svilendola dei suoi contenuti e obiettivi.

Aggiungo che, mentre si stanno elaborando dei piani urbanistici, sarebbe opportuno non concludere l’approvazione degli interventi di una certa importanza, per non squilibrare il territorio in una fase di studio.

Il cambio d’uso del 1.500.000 mq di campagna alla Marangona in area edificabile, i tanti studentati e le troppe deroghe concesse, sono una testimonianza delle trasformazioni d’uso del territorio durante l’elaborazione del P.A.T. e del P.I. (Piano degli Interventi.)
Infatti, non si capisce da quali studi e analisi sia nata l’ipotesi di una grande struttura per l’impianto dell’Onda surf nella campagna della Bertacchina, un centro per coloro che praticano il surf artificiale con relativi bungalow, ristorante e servizi vari.

Inoltre, dalle diverse relazioni che accompagnano gli studi per il PAT, si evince che uno dei principali obiettivi è quello di frenare l’overtourism e il conseguente abbandono dei residenti dal Centro Storico della città.

Per questo, non si capisce il motivo di cambiare la destinazione d’uso in alberghiero di alcuni edifici del centro, che aumenteranno la presenza turistica e toglieranno volumi per la residenza.

Non si capisce perché non sia stato possibile rendere retroattiva la Variante 70 al P.I., adottata dalla Giunta, per regolare il mercato degli affitti brevi, che ha inserito le locazioni turistiche nella stessa categoria turistico-ricettiva che hanno i B&B, vincolando l’apertura di una nuova locazione turistica nel Centro Storico al cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo.

Quasi tutti coloro che avevano l’opportunità di aprire una locazione turistica in Centro Storico, lo hanno fatto e, senza la retroattività, ora non avranno nessun altro obbligo.  Il Centro Storico è ormai saturo di affitti brevi e le nuove attività ricettive si sposteranno verso i quartieri limitrofi, dove gli effetti della Variante non sono in vigore.

È probabile che la mancata pianificazione urbanistica non sia casuale, ma finalizzata a rafforzare la discrezionalità degli amministratori sulle scelte d’uso territoriali, preferendo trattare con i singoli operatori privati che presentano le loro “manifestazioni d’interesse”, piuttosto di avviare un vero processo di urbanistica partecipata con la presenza attiva dei rappresentanti della cittadinanza.

 

Giorgio Massignan (pres. Verona Polis)

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