L’ADIGE A VERONA POTREBBE ESONDARE?

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E’ la domanda che pone l’arch. Luciano Cenna nella lettera all’Arena pubblicata il 5 novembre scorso e che anche molti veronesi si fanno.

A questo proposito riporto quello che disse l’allora Ingegner Capo del Genio Civile di Verona Federico Menna, in una conferenza tenuta nel 1971 alla Società Naturalisti Veronesi a pochi anni dalla grande piena del 1966:

“La continua sottrazione agli alvei delle zone latistanti, in cui si espandevano ed attenuavano le piene, ha concentrato le portate in sempre più stretti recipienti ed ha imposto la ricerca di un nuovo equilibrio, non più naturale, che trova i suoi presupposti nella costruzione di ripari e di difese, di diversivi e di scolmatori con una progressione continua e inarrestabile”. “A tale ferrea legge non è sfuggito il bacino dell’Adige, per il quale hanno contribuito all’accentuarsi dei fenomeni alluvionali le continue inalveazioni del suo corso principale e su quelli dei suoi affluenti, con conseguenti concentrazioni di portate”.

In sostanza il funzionario pubblico denunciava chiaramente che molti dei lavori eseguiti negli anni sull’Adige più che risolvere i problemi li hanno peggiorati.

I terreni in fregio al fiume sono da sempre molto appetiti dai costruttori, i quali fanno  pressione presso gli enti di pianificazione per renderli edificabili, anche se costituiscono zone di espansione naturale del fiume, preziose in caso di piena.
Esondazione dell’Adige nel 1993

Uno degli ultimi esempi in questo senso a Verona è la progettata lottizzazione di 70.000 mq, per residenze, uffici, negozi di vicinato e spazi per servizi, racchiusa tra l’Adige e la strada Statale 12 al Nassar di Parona.  L’area costituisce zona di esondazione naturale dell’Adige, testimoniata dall’allagamento avvenuto con la piena del 1993 (vedi foto). Ebbene dopo questa piena, lungo la strada alzaia in sinistra Adige è stato realizzato un argine di terra di circa un metro di altezza con l’evidente scopo di difendere il luogo dalle alluvioni e renderlo così idoneo all’edificazione.


Sulla sinistra il nuovo argine dell’Adige al Nassar

Ora, sebbene per il momento la lottizzazione sia stata sospesa, con la realizzazione dell’argine comunque il danno è stato fatto: è stato impedito alle piene di espandersi in questa zona e, in aggiunta  ad altre opere simili che sono state realizzate in passato, si è contribuito ad accentuare la portata e la pericolosità del fiume.

L’amara constatazione è che se il fiume non fosse stato troppo canalizzato e gli fossero state lasciate le sue aree di espansione delle piene, forse non ci sarebbe stato bisogno nemmeno dello scolmatore del Lago di Garda a Mori, il quale, mentre mitiga situazioni di emergenza idraulica, nel contempo crea grossi problemi ambientali.  Il primato del consumo di suolo, in cui Verona eccelle, l’aggravarsi della situazione climatica, le migliaia di alloggi vuoti e il calo di popolazione dovrebbero servire da monito alla Regione e al Comune per bloccare definitivamente le nuove costruzioni almeno lungo i fiumi.

 

Alberto Ballestriero

Coordinatore Gruppo Verde

Veronapolis

5 comments

  1. Purtroppo, il metodo di controllare la situazione dei fiumi e dei vari corsi d’acqua è rimasto legato all’idea di canalizzarli, di separarli dal contesto ambientale che percorrono, con le tragiche conseguenze che tutti noi possiamo vedere. Se non si modificherà il modo di pianificare il territorio, tenendo ben presente che il suolo non è una piattaforma da cui ricavare guadagni dalle operazioni immobiliari, ma un elemento basilare per la nostra sicurezza, gli eventi drammatici saranno sempre più violenti e numerosi.

  2. Se non ricordo male, già in occasione della piena del 1882, a Verona, si segnalava la pericolosità di lavori eseguiti anni prima, a carico dell’Adige, in prossimità di Trento. Quello che in pochi ammettono è che i corsi d’acqua sono sistemi, una rete di relazioni che in gran parte si autoregolano. Intervenire è spesso deleterio. Privare i corsi d’acqua delle zone di esondazione è da criminali.

    1. Ti ho inviato un mio articolo sull’argomento che mi farebbe piacere leggessi ed eventualmente diffondessi. Riproduce il mio pensiero. Sono anni che pare non si conosca più la distinzione fra fiume e torrente e che non si tutelano più i piccoli interventi perchè non consentono mandole. Almeno avessimo una protezione civile all’altezza di Bolzano o almeno di Trento MP

  3. A me dispiace constatare che non si interviene nei momenti di discussione per incidere nelle scelte di pianificazione. Il Veneto si è dato un Piano Regionale Gestione Alluvionale.
    Non sono molti anni che è stato approvato dai vari comuni del veneto.
    È stato presentato alla Granguardia questa estate con l’inserimento nel PAT. Il PRGA non ha ritenuto l’area del Nassar zona di esondazione
    in quanto negli ultimi 50-100 anni non è stato oggetto di esondazione. La fascia di rispetto per i fiumi sono di 150mt e soggetta ai beni ambientali. Il Comune di Verona gestisce direttamente diversamente dai comuni di provincia che hanno delegato l’ente Provincia alla tutela. Questo la dice lunga sulla tutela delle aree arenali e alluvionali del fiume Adige nel comune.

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