
Ho avuto modo di leggere la relazione del nuovo P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) che dovrebbe andare in Consiglio comunale per l’adozione.
Tranne le ipotesi relative alle “Infrastrutture Strategiche e Viabilità”, quali la Strada di Gronda (Verona Sud/Ovest), la Strada dei Borghi o Medianina (Est-Sud) e il Traforo delle Torricelle (Passante Nord), ritengo che l’impianto sia condivisibile, anche se nella fase attuativa potrebbe rivelarsi un libro dei sogni.
Il PAT, è uno strumento di pianificazione strategica e strutturale che fissa i vincoli insuperabili, individua le perimetrazioni (come l’Impronta Urbana) e definisce gli obiettivi di lungo periodo, ma non è uno strumento attuativo, non disegna i singoli cantieri, non rilascia permessi di costruire, non contiene le risorse stanziate o le scadenze operative, non stanzia il bilancio comunale e non autorizza i lavori.
Per trasformare un’area verde teorica in un parco reale, serve che il successivo P.I. il Piano degli Interventi quinquennale, lo strumento operativo che può essere redatto solo dopo l’entrata in vigore del PAT, o un Accordo di Programma, recepiscano il progetto, ne definiscano le schede norma e fissino le risorse finanziarie.
Nel P.I. si troveranno i progetti di dettaglio, l’indicazione dei singoli lotti, le opere pubbliche specifiche e i relativi cronoprogrammi.
In estrema sintesi, ecco cosa prevede il nuovo PAT:
- Contenimento del consumo di suolo e recupero sistematico delle aree dismesse;
- La natura intesa come infrastruttura ecosistemica e “Telaio Verde”;
- L’introduzione dell’Indice di Transizione Ecologica (ITE) e l’integrazione con il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) per il contrasto alle isole di calore;
- La casa come politica urbana ERP/ERS (edilizia residenziale pubblica/sociale), housing studentesco e senior;
- Rafforzamento della città pubblica e dei servizi di prossimità nella prospettiva della “città a 15 minuti”;
- Mobilità come motore di rigenerazione (intermodalità, filovia, dorsali ciclabili e decongestionamento);
- Valorizzazione del patrimonio storico e del sito UNESCO come risorsa attiva;
- Ripensamento produttivo e tecnologico di Verona Sud e della ZAI (“Città dell’Innovazione”);
- Lettura e governo della città attraverso otto Identità Territoriali e relative Schede d’Ambito;
- Governance trasparente basata su regole quantitative e qualitative predefinite per i progetti urbani e le trasformazioni.
Il PAT definisce formalmente i confini della città consolidata. Tutte le aree ex industriali, commerciali e i vuoti urbani situati a Verona Sud vengono ufficialmente inclusi nell’Impronta Urbana, contrassegnandoli come aree prioritarie di riuso, vietando l’espansione all’esterno.
Vieta la creazione di grandi aree a destinazione unica. I progetti di riconversione dovranno integrare quote obbligatorie di edilizia residenziale sociale (social housing), servizi di prossimità per i quartieri storici e spazi per l’innovazione tecnologica.
Propone:
una disciplina molto rigida per la Città Antica, con il divieto generale di aprire nuove strutture alberghiere all’interno delle mura storiche e l’abolizione delle deroghe diffuse, preferendo salvaguardare la funzione residenziale e i negozi di vicinato;
il Sistema dei Parchi e il Telaio Ecologico;
la “sramatura” o “potatura dei volumi” con cui il nuovo PAT cancella i vecchi diritti edificatori mai utilizzati, restituendo i terreni alla loro natura agricola o a verde pubblico.
Esiste comunque il rischio che i parchi e le strategie ecologiche rimangano “sulla carta” se l’amministrazione non guida il processo o se mancano le risorse pubbliche/private per attuarli.
Per evitare che i progetti ambientali restino belle intenzioni, la normativa e la struttura del nuovo PAT adottano meccanismi di vincolo indiretto.
È vero che il PAT non obbliga a costruire un parco ma, vietando l’edificazione su un’area destinata a verde, quell’area rimane tutelata. Il vincolo urbanistico impedisce che vi si realizzino colate di cemento o centri commerciali.
Per i grandi comparti di rigenerazione (es. Marangona, ZAI, Scalo Merci), i volumi edificabili concessi ai privati sono legalmente vincolati alla contestuale cessione e realizzazione del verde pubblico. Il privato non ottiene i permessi di costruire le sue strutture se non firma la convenzione con cui si impegna a realizzare a sue spese le opere di pubblica utilità.
Inoltre, l’Indice di Transizione Ecologica (ITE) non è una raccomandazione morale, ma un parametro di conformità. Se il progetto definitivo presentato nel Piano degli Interventi non raggiunge il punteggio ecologico richiesto (tetti verdi, invasi d’acqua, piantumazioni), il progetto viene bocciato.
I parchi o i progetti ecologici possono impantanarsi principalmente per tre ragioni:
1) Mancanza di interesse dei privati. Se il mercato immobiliare ristagna e le imprese non ritengono redditizio investire nelle aree di rigenerazione (es. ZAI o Scalo Merci), gli interventi privati non partono e, di conseguenza, non scattano le perequazioni che avrebbero finanziato il verde pubblico.
2) Uso spregiudicato delle deroghe. Se le future amministrazioni comunali faranno ricorso sistematico a varianti urbanistiche o leggi nazionali (come lo Sblocca Italia) per scavalcare i vincoli del PAT in nome di presunti “superiori interessi pubblici”, i vincoli del piano rischiano di svuotarsi.
3) Tempi di attuazione lunghi. Come indicato nello stesso PAT per lo Scalo Merci / Central Park, i tempi di realizzazione superano i 10-15 anni (con previsioni post 2030-2032). In questo arco di tempo, l’assenza di risorse può allungare indefinitamente la fase degli “usi temporanei”.
Il passaggio dalla teoria alla realtà dipenderà dalla capacità delle giunte comunali di tradurre il PAT in Piani degli Interventi vincolanti e di attrarre investimenti sani.
Soprattutto dovranno evitare l’uso della deroga che di fatto annulla e svuota i contenuti della pianificazione urbanistica.
Giorgio Massignan (Pres. Verona Polis)
