Villa Pullè al Chievo: lettera inviata alle nostre Istituzioni

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La villa nel 2010 (foto Wikipedia)

Con queste note intendo riportare alla attenzione delle Istituzioni e dei veronesi la scandalosa situazione in cui si trova ancora, purtroppo, la ormai ex Villa Pullè di Chievo – Verona. Ciò perché non mi sono dimenticato né della Villa e tantomeno delle sue pertinenze, tutte abbandonate da oltre mezzo secolo, con saccheggi ed irreparabili danneggiamenti delle diverse proprietà e dei beni che conteneva, nella totale indifferenza di chi avrebbe dovuto invece custodirla, tutelarla e proteggerla: lo Stato e sue le Istituzioni centrali e locali!

Non mi sono scordato neppure dell’incontro del giorno 8 ottobre 2021, svoltosi presso il “Parco 800 di Chievo” e promosso dalla Società “INVIMIT SGR SPA” di Roma, al quale erano pure presenti l’allora vice Sindaco Luca Zanotto e l’ex Assessore Ilaria Segala in rappresentanza del Comune di Verona.

Nel corso di quell’incontro proposi ai tecnici incaricati del recupero alcune soluzioni, che furono poi sintetizzate e formalizzate in una lettera che il 15 ottobre 2021, inviai alla direzione Generale dell’INPS di Roma, all’INVIMIT SGR SPA, alle diverse Istituzioni ed Enti nazionali e veronesi, ivi compreso l’Amministrazione Comunale guidata in quel tempo dal Sindaco Federico Sboarina. L’INVIMIT SGR SPA Società con sede a Roma in via Quattro Novembre N. 144 è stata costituita nel marzo del 2013 su iniziativa della Cassa Depositi e Prestiti, “allo scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico“.

Intendo ricordare inoltre come in tale incontro e circostanza i rappresentanti dell’INVIMIT SGR SPA, abbiano informato i presenti di aver ricevuto l’incarico per il recupero di Villa Pullè e delle diverse strutture e pertinenze facenti parte dell’intero complesso immobiliare, compreso il suo parco secolare, Il tutto già di proprietà dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).

Nel corso dei loro interventi, accompagnati con diapositive, filmati, disegni, calcoli ed elaborati planivolumetrici, questi tecnici, avevano informato i presenti che il recupero della Villa e delle sue pertinenze sarebbe stato rivolto verso la trasformazione dell’intera proprietà in una “Struttura Protetta, con finalità residenziali e di assistenza alle persone ivi ospitare”.

Questa “Struttura Protetta”, come ci fu allora illustrato, verrebbe costituita con la realizzazione al suo interno di circa una quarantina di mini alloggi, autonomi e indipendenti, destinati a ospitare una popolazione anziana, e in un contesto nel quale far condividere degli spazi e dei servizi collettivi in “cohousing”, cioè in comune, e fra questi il servizio di ristorazione per gli ospiti stabilmente residenti, un servizio di lavanderia, la gestione degli spazi comuni e del tempo libero, ed altro ancora.

Considerato inoltre gli spazi, le superfici dei luoghi e le diverse pertinenze, il parco, le aree verdi dell’intero complesso, questa nuova struttura, secondo il progetto illustrato, potrebbe rendersi disponibile per offrire degli spazi comuni da condividere con le diverse realtà anche esterne, come ad esempio un asilo per il quartiere del Chievo, un presidio sanitario con ambulatori medici, una palestra, una biblioteca, luoghi di svago, ed altro ancora.

Al solo scopo di ricostruire – seppure sommariamente – la storia di questo immenso complesso residenziale, ed anche e soprattutto per comprenderne l’enorme valore storico, artistico e patrimoniale acquisito nel corso degli oltre tre secoli dalla sua edificazione, ricordo brevemente alcuni dati che possono aiutare a comprendere le ragioni per il suo recupero, unitamente al suo immenso patrimonio e valore intrinseco.

L’edificazione della Villa risale al 1681, per iniziativa di un ricco possidente e mercante proveniente dalle Fiandre, la regione settentrionale di lingua olandese del Belgio: Antonio Fattori.

In quell’epoca Antonio Fattori era residente in Contrada Santa Eufemia a Verona e sposato con Domenica Francalanza, con la quale misero al mondo 16 figli.

La Villa fu progettata sulla base delle necessità della numerosa famiglia, secondo uno stile neo classico, definito persino neo palladiano ed anche neo rinascimentale.

Fra i diversi progettisti dell’epoca che parteciparono alla progettazione e realizzazione della Villa, va ricordato l’Arch. Ignazio Pellegrini, che rappresentò il riferimento maggiore per la costruzione dell’insieme delle diverse unità residenziali che costituirono, per un lungo periodo, questa grande residenza borghese.

Nel corso degli anni la Villa e molte delle proprietà passarono in successione ai discendenti di ben tre generazioni di Antonio Fattori, sino al nipote Giacomo Fattori, il quale, per debiti accumulati durante la sua esistenza fu costretto a cedere nel 1778 tutti i suoi beni a Tommaso Pellegrini, uno dei discendenti del maggior artefice della progettazione della Villa: l’Arch. Ignazio Pellegrini.

Le caratteristiche e le dimensioni che nel frattempo arricchirono questa residenza, assunsero un prestigio tale da consentire, fra il 1774 e il 1776, il soggiorno nella Villa di Maria Beatrice d’Este e Ferdinando Carlo d’Austria, nonché’ dell’Imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena.

Negli anni successivi, la proprietà venne ceduta ad altri e fra questi i Turati e poi ai Marioni, sino a quando nel 1873, la Villa fu’ acquistata dal nobile Conte Leopoldo Pullè.

Leopoldo Pullè apportò ulteriori e notevoli modifiche all’interno della struttura e fra queste il ripristino di un’ala dell’edificio nella quale fece collocare un teatro per concerti e altre attività artistiche.

La famiglia di Leopoldo Pullè era di origine trentina, ma lui nacque a Verona il 17 aprile 1831.

Fu Senatore del Regno e prese parte alle battaglie risorgimentali dal 1848 al 1866. Fu un grande letterato, giornalista, critico e collezionista di moltissime opere d’arte, ed anche commediografo.

Durante la sua gestione la Villa e le sue diverse pertinenze assunsero ancor più valore e prestigio, perché impreziosite ulteriormente con spazi destinati ad ospitare immense collezioni di pubblicazioni scientifiche e artistiche. Realizzò un originale orto botanico nel quale studiava le caratteristiche delle diverse specie arboree in esso coltivate, creò ampi spazi e aree verdi inserite in grandi parchi e viali alberati con molte piantumazione, il tutto inserito in un contesto circondato, protetto e ornato da sculture e opere d’arte collocate ed inserite nei diversi spazi aperti della proprietà.


Il parco

In quel periodo, durante la permanenza nella Villa di Leopoldo Pullè, nel luglio del 1887 e nel settembre del 1897 soggiornò e trovò ospitalità, all’interno della sontuosa dimora il Re Umberto I di Savoia, giunto a Verona appositamente per assistere ad alcune manovre militari.

Fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la Villa fu venduta agli Istituti Ospedalieri di Verona, affinché divenisse un luogo di cura per la tubercolosi, malattia molto diffusa in quei periodi.

La Villa fu nuovamente rivenduta il 1° aprile 1919, per circa 250.000 lire di quell’epoca, al “Consiglio ospedaliero di Verona” che prese in gestione il “Tisicomio“. Nel 1932 gli “Istituti ospedalieri”, nel frattempo subentrati alla precedente gestione nelle cure alla TBC, cioè il “Consiglio Ospedaliero”, effettuarono la donazione di questa struttura alla “Cassa di Previdenza” e venne trasformata in tal modo nella prima vera e propria sede del Sanatorio di Verona.

Contemporaneamente, dal 1942 i locali di alcune pertinenze della struttura vennero adibiti a “Preventorio”, per ospitare i ragazzi minori di 14 anni, appartenenti a famiglie veronesi disagiate.

Col tempo, superata l’emergenza della TBC, le attività sanitarie cessarono e con esse l’utilizzo della Villa e delle sue pertinenze.

Con la Riforma Ospedaliera del 1968, il Comune di Verona intentò una causa nei confronti dell’INPS, per rivendicare la proprietà della Villa e di tutto ciò che ne faceva parte. A questa pretesa del Comune di Verona l’INPS si oppose fermamente. Dopo diverse azioni legali e superato i tre gradi di giudizio durato quasi un ventennio, la Corte Suprema di Cassazione, il 14 ottobre 1992, ha pronunciato con una sentenza, la numero 11217, le sue conclusioni: riconoscendo come unico legittimo proprietario l’INPS, per il semplice ma sostanziale fatto che le cura della TBC, erano state sempre sostenute con costi a carico dello Stato, e non dalle Regione, né dai Comuni.

Intanto, il Sanatorio e il Preventorio verso la fine degli anni 1960 cessarono le loro attività, e la Villa con tutte le sue pertinenze e strutture iniziarono a conoscere un inesorabile oblio, accompagnato da un colpevole quanto criminale abbandono.

Veduta panoramica della facciata nel giugno 2014 (foto Wikipedia)

Veduta panoramica del retro nel giugno 2014 (foto Wikipedia)

Le specifiche caratteristiche dimensionali e tipologiche della ormai ex Villa Pullè, secondo una perizia redatta in data 18 gennaio 1988, a cura del “Ramo Tecnico Edilizio -Settore 1° – dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”, sono state così definite:

  1. Fabbricato principale denominato “Villa Pullè”, comprendente i vari altri cespiti annessi, risulta avere una consistenza al netto dei diversi coefficienti di calcolo, di metri quadri 4.376 (lordi 6.497);
  2. Parco annesso alla Villa, le aree verdi e le aree piantumate risultano di metri quadri complessivi 47.557;
  3. Azienda Agraria numero 1, inserita all’interno della proprietà, è costituita da una superficie piantumata e coltivabile di metri quadri 23.301, con due costruzioni rurali e pertinenze annesse di metri quadrati complessivi 972,20;
  4. Azienda Agraria numero 2 inserita all’interno della proprietà, è costituita da una superficie piantumata e coltivabile di metri quadri 39.001, con costruzioni rurali e pertinenze annesse per metri quadri numero 357;
  5. Altri cespiti: alloggi indipendenti di metri quadri 138; altro alloggio residenziale destinato alla dirigenza di metri quadri 326,40.

Questa perizia, inoltre, aveva attribuito per ogni cespite un valore economico-patrimoniale, sulla base degli estimi catastali in vigore al primo gennaio del 1988, e del valore attribuito ai terreni a secondo della loro destinazione e utilizzo. L’importo che risultò in quella data era di 6.491.000.000 di vecchie lire che, tradotti in euro e rivalutati sino alla data del novembre 2023, rappresentano un valore aggiornato pari a 9.248.596 euro.

I danni materiali conseguenti all’abbandono della Villa e delle sue pertinenze, risulteranno incalcolabili! Come incalcolabili sono i danni morali, patiti dalla comunità e dalle Istituzioni locali.

Per tali ragioni, e richiamandomi alla mia precedente e citata lettera del 15 ottobre 2021, con la quale proponevo alcune soluzioni, a distanza di oltre 2 anni dall’incontro dell’8 ottobre 2021, data dalla quale non si sono più avuto notizie circa i lavori per le attività di recupero, con queste note

ripropongo quanto segue:

  1. Impegnare l’Amministrazione Comunale, e con essa i Parlamentari veronesi, affinché diventino congiuntamente parti attive nei confronti dell’INPS Nazionale, unitamente alla Cassa Depositi e Prestiti e dell’INVIMIT SGR SPA, al fine di conoscere lo stato dei fatti circa i programmi di recupero della Villa e delle sue pertinenze;
  2. Ricercare e stabilire utili relazioni e iniziative necessarie al recupero delle opere d’arte già appartenenti alla proprietà della Villa, parte delle quali risulterebbero custodite presso alcuni depositi della locale Sovrintendenza di Verona. Nello stesso tempo, credo necessario esplorare ogni ipotesi per il recupero di molte opere d’arte sparite (sottratte, rubate, nascoste, ecc.) cosi come sono indicate a pagina 69 di una pubblicazione risalente al mese di settembre 1983, realizzata dagli Allievi del “Gruppo Aktiva 83” del 1°, 2°, 3°, 4° anno di scultura dell’Accademia di Belle Arti G. B. Cignaroli di Verona, con i loro insegnanti, indicate nel Capitolo “Le Opere scomparse” (Stampata da GRAFICHE P2 Snc – Verona).
  3. Scorporare dalla Villa e dalle sue proprietà tutto ciò che non rientra nel progetto di recupero elaborato dai tecnici dell’INVIMIT SGR SPA, (edifici di servizio, costruzioni rurali, terreni agricoli), per trasferirli in proprietà al Comune di Verona e all’AGEC a titolo gratuito, come risarcimento morale alla città di Verona.

Confido, infine, che sulla base di queste note o di altre proposte o progetti elaborati da Associazioni, Gruppi, Istituzioni, ivi compresa l’Amministrazione Comunale di Verona, venga costituita una Commissione permanente in grado di poter seguire i lavori per il recupero della ormai ex “Villa Pullè”, e por fine, dopo oltre 60 anni, a questa scandalosa e criminale vergogna che ha visto come responsabili la Dirigenza delle nostre Istituzioni e del Governo Italiano.

Giuseppe Braga (già dirigente CISL, e componente Comitato Provinciale INPS Verona)

Verona, 8 gennaio 2024.

 

La presente nota sarà inviata a:

  • Presidenza Nazionale INPS Roma
  • Direzione Cassa Depositi e Prestiti Roma
  • Direzione INVIMIT SGR SPA Roma
  • Direzione INPS Verona
  • Presidenza INPS Verona
  • Deputati Veronesi
  • Sindaco di Verona ed Amministratori Comunali di Verona
  • Segreterie Territoriali CGIL CISL UIL Verona.

 

4 comments

  1. Fantastico Giuseppe!
    Non c’è mai tempo né soldi per il “bello”
    Grazie per la tua così preziosa e approfondita insistenza sul recupero di questo splendido sito.
    Mi chiedevo se era possibile inserirlo nel PNRR, ma forse è stato fatto, non lo so, scusa la mia ignoranza.
    Grazie mille Giuseppe

    1. Doveva essere l’INPS, proprietaria di Villa Pulle’ e di tutte le diverse pertinenze contenute nella perizia che ho citato, a presentare un piano di recupero dell’intero complesso ( ma anche parziale) per poter ottenere eventuali ma possibili contributi da parte del PNRR. Invece l’INPS, purtroppo, ha scaricato questa sua proprietà alla Cassa Depositi e Prestiti, la quale, a sua volta, l’ha affidata ad una delle sue diverse Societa: la INVIMIT SGR SPA.

  2. Caro Massimo, per il ricorso ai finanziamenti del PNRR doveva pensarci l’INPS, che ha invece abbandonato Villa Pulle’ oltre mezzo secolo fa.

  3. È sconvolgente ed addirittura avvilente leggere quanto descritto sopra.
    Non riesco a capacitarmi di tale noncuranza e trascuratezza delle istituzioni pubbliche in primis INPS .
    Invece di proteggere e preservare un patrimonio, lo lasciano deperire, creando un danno patrimoniale enorme per la comunità.
    La normale manutenzione di questa struttura avrebbe preservato il patrimonio ed il recupero ora sarebbe notevolmente meno costoso.
    Se INPS non sapeva cosa farsene poteva donarla al comune, che avrebbe provveduto a salvaguardare la proprietà ed utilizzarla per la comunità.
    Sono sempre più convinto Che in questo caso ci sia datato de dolo: e la magistratura dovrebbe intervenire condannando chi ha perpetrato tale scempio.
    Invece nulla si muove e le cose peggiorano sempre di più ogni giorno.

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