
Verona avrebbe potuto usufruire di un moderno ed efficiente sistema di trasporto pubblico sin dagli anni ’90, ma le incertezze di alcuni amministratori, l’esclusivo affidamento di altri per la mobilità privata a motore e l’avversione per il trasporto pubblico di altri ancora, hanno bloccato un progetto che era stato finanziato per il 60% dallo Stato e approvato dal Consiglio comunale della sindaca Michela Sironi.
Il 17 luglio 1992 il Consiglio Comunale deliberò (n.118) il piano d’intervento per la costruzione di un moderno sistema di trasporto rapido di massa, da realizzarsi preferibilmente mediante una metrotramvia di superficie.
Il 15 dicembre 2000, l’Amministrazione comunale approvò (n. 88) il piano economico finanziario per la realizzazione dell’opera per una spesa totale di L. 377.525.000.000, nonché la convenzione tra Comune di Verona, A.M.T. S.p.A. e AGSM S.p.A., in ordine all’affidamento delle procedure e delle competenze per la realizzazione della metrotramvia moderna di superficie.
Il 23 aprile 2001 l’AMT (100% di proprietà del Comune), costituì la società Sitram S.r.l. per gestire la realizzazione della metrotramvia.
Nel 2003 il sindaco Paolo Zanotto, subentrato alla sindaca Sironi, sciolse Sitram S.r.l. e delegò l’AMT a rilevare il controllo della progettazione e dei lavori per la metrotramvia.
Il cantiere non sarà mai aperto.
Nel 2007 l’amministrazione Tosi annullò il progetto per la metrotramvia di superficie, pronto per essere cantierato e, per non perdere i finanziamenti statali per il trasporto pubblico, lo sostituì con un superato sistema di filobus su gomma, il padre di quello attuale.
Va evidenziato che la portata di ogni filobus è limitata a 140 persone, mentre ogni convoglio della metrotramvia ne può trasportare circa 250.
Esauriti i dieci anni del sindaco Tosi alla guida dell’Amministrazione comunale, venne eletto l’avvocato Federico Sboarina.
Il nuovo sindaco si trovò il progetto del filobus approvato e in parte finanziato, così iniziò i lavori.
Furono tagliati centinaia di alberi e cantierate varie parti della città.
Ma, alcuni mesi prima delle elezioni comunali bloccò i lavori, temendo un riscontro elettorale negativo.
Il nuovo sindaco Damiano Tommasi dovette scegliere se continuare o fermare tutto e pagare le relative sanzioni.
Scelse di proseguire assumendosi le responsabilità e rischiando di subire le conseguenze, in termini di consenso popolare, per una scelta fatta da altre Amministrazioni.
