2002 Giunta Zanotto

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Elezioni amministrative del 2002

Sindaco Paolo Zanotto

Nel 2002, divenne sindaco Paolo Zanotto, candidato del centro-sinistra e dei Verdi, che si alleò al secondo turno con la lista della sindaca uscente Michela Sironi Mariotti.
Zanotto vinse con il 54,23% nei confronti di Pierluigi Bolla, candidato del centro-destra che si fermò a 45,77%.
La Verona progressista aveva riposto grandi speranze sulla nuova giunta di centro-sinistra.
Dopo oltre 50 anni dall’ultimo sindaco socialista, Aldo Fedeli, Verona tornava ad essere guidata da una giunta di centro-sinistra.
Purtroppo, nei fatti, quel programma che era stato accolto con speranza da tutto il popolo progressista veronese, fu poco rispettato nei contenuti e nel metodo.
Dopo pochi mesi, l’attività della nuova amministrazione fu contestata da una parte dei suoi stessi sostenitori.
La stesura del nuovo piano urbanistico che, dal programma elettorale, sarebbe dovuto essere partecipata, in realtà venne compiuta con i vecchi metodi del passato.
Poteva essere positiva la scelta di elaborare un Piano Strategico sulle vocazioni e le eccellenze del territorio veronese, ma non averlo collegato con la pianificazione urbanistica, di fatto, l’ha ridotto ad un puro esercizio accademico.
La stessa lentezza nel procedere alla realizzazione di un sistema di trasporto pubblico di massa, la tramvia, che avrebbe potuto migliorare la mobilità urbana, permise il definitivo affossamento del progetto da parte dell’amministrazione di centro destra che subentrò.
Venne progettata la Strada di Gronda che, passando da San Massimo, dal Chievo e dalla Sorte, con un nuovo ponte sull’Adige a Parona, di fatto risultava la continuazione del Traforo della collina. Se fosse stata realizzata, avrebbe provocato un grosso impatto ambientale sui territori che attraversava.
Nel nuovo P.A.T. adottato dalla Giunta Zanotto si riproponevano, a grandi linee, i contenuti della Variante “Polo” e “Cesari” della precedente amministrazione Sironi.
Infatti, erano rimaste edificabili alcune zone critiche a Parona, Marzana, Quinto, Poiano, San Massimo (area seminario) e altre, per un ipotetico aumento di popolazione di circa 25.000 unità negli anni a seguire ed un incremento di volumetria pari a 5.250.000 mc.
Venne mantenuta l’idea del P.R.U.S.S.T. in Z.A.I., con l’ipotesi dell’importante polo finanziario di fronte la Fiera.
In quegli anni, anche a Verona scoppiò il fenomeno dell’immigrazione di disperati provenienti dai paesi poveri o devastati dai conflitti.
Nel 1990, Verona e provincia contavano 3.150 immigrati. Nel 1992, 3.518, l’1,4% della popolazione. Nel 1999, solo nel Comune di Verona, 11.057, pari al 4,3% della popolazione e in provincia oltre 27.000. Nel 2014, 37.578 nella sola Verona, pari al 14,4% della popolazione.
Una delle zone centrali dove furono e sono tuttora ospitati, oltre ad alcuni borghi della periferia, è il quartiere di Veronetta.
Vivevano per lo più ammassati in case vecchie e fatiscenti, dove non di rado pagavano l’affitto per un posto letto.
In seguito, molti di loro hanno riunito la propria famiglia e trovato alloggi decorosi in affitto o addirittura in proprietà.
Questa massiccia immigrazione, cambiò il volto di molte parti della città; aprirono lavanderie pubbliche a gettone, centri telefonici internazionali, negozi di kebab e di prodotti alimentari tipici di quei popoli.
Veronetta, che già ospitava l’università, iniziò a trasformarsi in un quartiere multiculturale e multietnico.
All’inizio del ’90, gli immigrati erano soprattutto uomini in cerca di lavoro, alla fine del decennio arrivarono anche molte donne provenienti soprattutto dai paesi dell’est europeo per lavorare come badanti.
Al 31 dicembre 1999, a Verona si registrarono 255.268 abitanti; l’età media era di 41 anni per gli uomini e di 45 per le donne, con il raddoppio degli over 65 rispetto al 1971.
Verona stava invecchiando e la natalità era bassa: 2.170 i nati in un anno, sei al giorno.
Aumentava il bisogno di persone che badassero agli anziani non autosufficienti.
Anche nell’industria e nell’agricoltura gli stranieri trovarono lavoro, sostituendo la manodopera locale, non più disponibile per certi lavori usuranti.
Nella nostra città si sono registrate ben 141 nazionalità diverse.
Nonostante Verona apparisse una città ricca, in realtà esistevano ancora delle sacche di disagio economico.
Un rapporto del Censis sulla situazione socio-economica della città alla fine del secolo, dimostrò che la povertà a Verona incideva per il 5,7% e che l’11% delle famiglie veronesi viveva in difficoltà economiche: “Il rapporto su Verona restituisce la fotografia di una città opulenta a benessere diffuso che genera, come altra faccia della medaglia, povertà soggettive e da esclusione”.
Gli istituti di credito erano ricchi, con depositi che superavano i 18 mila miliardi di lire, di cui 13 mila miliardi risparmi delle famiglie.
Il reddito complessivo era di 30 mila miliardi di lire, circa 37 milioni per ogni veronese.

Giorgio Massignan coordinatore Veronapolis
Veronapolis