
Dal secondo dopoguerra l’uso del suolo ha rappresentato il settore più redditizio per gli investimenti economici; l’edilizia e la conseguente cementificazione dei terreni è stata per decenni la locomotiva dell’economia italiana.
L’ attuale situazione economica, la carenza di domanda e l’eccesso di offerta di volumi, secondo le più elementari leggi di mercato, dovrebbero sconsigliare investimenti nel settore edilizio.
Invece, nei vari piani urbanistici sono spesso previsti inverosimili incrementi demografici e piani di sviluppo economico per giustificare nuovi aumenti di volumi edilizi e cambi di destinazioni d’uso sull’esistente.
Ma sorge spontanea la domanda su chi può avere convenienza a investire milioni di euro in un settore saturo. Non siamo più negli anni ’50, non abbiamo bisogno di ricostruire la nazione.
Sembra che si continui a programmare la realizzazione di nuove costruzioni, non per necessità oggettive, ma per soddisfare gli interessi dei due gruppi sociali che detengono e gestiscono il potere: quello dei politici e quello degli affaristi. Ma, a questi due, sembra se ne sia aggiunto un terzo, il più pericoloso, quello della malavita organizzata.
È risaputo che il settore edilizio è il canale principale per il riciclo del denaro sporco.
Nelle operazioni di riciclaggio operano imprenditori e professionisti compiacenti e insospettabili che si rapportano con il potere politico-amministrativo.
Potrebbe essere il denaro fresco delle mafie un importante propulsore di questa finta crescita, che droga l’economia con i guadagni delle attività illecite.
Anche il consueto sistema della filiera in edilizia, con una lunga serie di subappalti, corre il rischio di infiltrazioni mafiose durante i vari passaggi.
Lo stesso metodo di pianificazione territoriale, basato su un meccanismo discrezionale e decisionale, che esclude tutti coloro che non rientrano tra ‘gli amici’, è a rischio delle stesse infiltrazioni.
Viceversa quello dell’urbanistica partecipata, dove le scelte d’uso del territorio sono definite attraverso consultazioni trasparenti e passaggi democratici con esponenti della società civile, rende meno rischiosa la pianificazione del territorio.
Giorgio Massignan
