
I veneti vengono spesso identificati come un popolo dedito alla produzione e al risparmio e ciò si è tradotto in un governo del territorio che ha privilegiato il lavoro e il commercio consentendo una innegabile diffusione del benessere. Dal punto di vista economico, il Veneto è la terza regione italiana per PIL nazionale. Nel 2023, la lista di Forbes ha contato 22 super ricchi, facendo del Veneto la regione con il maggior numero di individui estremamente facoltosi. Ma questo benessere ha avuto un prezzo alto da pagare. La ricchezza si è diffusa tramite insediamenti produttivi e infrastrutturali che spesso hanno compromesso oltre che la salute dei cittadini anche l’equilibrio ambientale della regione. Comunque anche nel ricco Veneto nel 2025 sono state stimate circa 600.000 persone a rischio povertà o esclusione sociale.
La ricerca del benessere a buon mercato si può far risalire intorno agli anni 60 quando l’ambiente era ancora considerato da gran parte dell’opinione pubblica un bene da spremere. Ne abbiamo un primo macroscopico esempio nella vicentina valle del Chiampo con la nascita di centinaia di industrie, soprattutto conciarie, le quali senza alcun controllo, scaricando nei corsi d’acqua sostanze altamente venefiche come il cromo, hanno inquinato irreparabilmente le acque di sistemi fluviali come il Fratta-Gorzone rendendole nocive per l’uso potabile e agricolo. La depurazione di tali veleni si è rivelata praticamente impossibile tanto che ancora oggi si preferisce diluire le acque inquinate con l’acqua del Canale LEB, realizzato invece per scopi irrigui.
Oppure il più recente danno ambientale causato dai PFAS, sostanze utilizzate in prodotti come pentole antiaderenti, imballaggi alimentari e tessuti. E’ stato uno dei più estesi inquinamenti in Italia, causato principalmente dall’ex-stabilimento Miteni di Trissino, che ha diffuso le sostanze nell’aria, nell’acqua e nel suolo, raggiungendo le falde acquifere e i prodotti alimentari contaminando un’area che si estende per 180 km² e interessa circa 30 comuni nelle province di Vicenza, Verona e Padova, mettendo a rischio la salute di almeno 350.000 persone. Studi scientifici hanno collegato l’esposizione ai PFAS a un aumento del rischio di diverse patologie, tra cui il cancro del testicolo e del rene, malattie tiroidee e aumento dei livelli di colesterolo.
Un altro primato veneto è il consumo di pesticidi superiore alla media nazionale. In Italia secondo l’ISTAT in agricoltura si utilizzano circa 122.000 tonnellate all’anno di prodotti fitosanitari e il Veneto, con Verona e Treviso in testa, è quello che ne fa più uso con 15.758 tonnellate. Questi prodotti, che contengono circa 400 sostanze diverse, sono usati nei trattamenti antiparassitari con una frequenza, che nel caso della vite, è in media di 20 trattamenti a stagione. Molte di queste sostanze, per ammissione esplicita in etichetta degli stessi produttori, sono considerate cancerogene e possono aumentare di molto gli effetti tossicologici nelle diverse combinazioni che vengono effettuate. Una recente indagine eseguita da ISDE (l’Associazione dei medici per l’ambiente) ha rilevato che i residui tossici dei fitofarmaci si trovano anche nelle aree private situate lontano dal loro impiego. La ricerca, realizzata nel veronese, ha trovato residui chimici usati in viticoltura persino nei giardini di Boscochiesanuova e di Sant’Anna d‘Alfaedo!
Ma il Veneto si distingue anche per un progressivo e costante consumo di suolo tra i più alti d’Italia mentre restano inutilizzati migliaia d’immobili, realtà di cui ha già parlato ampiamente su questo blog Giorgio Massignan. In conseguenza anche dei cambiamenti climatici, l’eccessiva cementificazione ha causato un aumento del rischio idrogeologico, l’intensificarsi del fenomeno delle isole di calore urbane, la perdita di biodiversità e la riduzione della superficie agricola utile. Dal Garda a Venezia c’è oramai un’unica città diffusa disordinata e a bassa densità con residui di campagna. Emblematica è la recente realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta. 163 Km da più parti ritenuti inutili e devastanti per il territorio a fronte delle ingenti risorse impiegate per costruirla. Secondo Altraeconomia sono stati occupati 8.5 milioni di mq di terreno prevalentemente agricolo e la Corte dei conti ha certificato quasi 50 milioni di euro di disavanzo nei primi mesi di vita dell’infrastruttura a carico della Regione.
Un altro fenomeno inquietante segnalato in Veneto dalla rete di associazioni ‘Libera’ è l’aumento nel biennio 2022/23 dei reati spia. In questo biennio raggiunge la cifra record di 55.824 reati, con un incremento del 68% rispetto al numero dei reati spia del biennio pre-pandemico 2018/2019 quando erano 33.112. Le interdittive antimafia passano da 21, nel biennio pre-pandemico 2018/2019 alle 270 emesse nel biennio “long covid” 2022/2023 con un incremento percentuale del 1185. In Veneto, commenta Libera, l’abbondanza di capitali di imprenditori orientati alla cura di interessi familistici a discapito del bene comune, ha permesso, in questi anni, l’instaurarsi di un sistema collaudato tra cartelli di imprese “corruttibili” e “corrotte” e la presenza di organizzazioni criminali mafiose.
E’ utile rammentare queste emergenze in occasione delle prossime elezioni regionali del 23 novembre. Dalla nascita delle regioni nel 1970 il Veneto è stato governato dalla Democrazia Cristiana (DC) fino al 1993. Dopo un breve periodo di giunte di centro-sinistra, a partire dal 1995 si è affermato il centrodestra, con governi guidati prima da Forza Italia (FI) e poi dalla Lega Nord.
11 novembre 2025
Alberto Ballestriero

Purtroppo la logica con cui i piccoli e medi imprenditori, tipici del tessuto del Veneto, hanno prodotto nel corso degli ultimi 40 anni va in contrasto con la tutela dell’ambiente e del territorio. Tali aspetti sono stati considerati solo negli ultimi decenni, anche se questo fenomeno e mi riferisco al consumo del territorio e all’inquinamento dell’ambiente purtroppo non ha avuto una curva discendente, anzi. Dovremmo quindi cercare nella nostra regione di cambiare paradigma e di attivare un’economia con una visione molto più a lungo termine, supportata dalle politiche governative. Solo in questo modo potremo sperare negli anni a venire di contenere il disastro causato dalla cementificazione costante e dall’inquinamento del nostro ambiente.
Sicuramente un cambiamento sarebbe auspicabile per un miglioramento generale