
Il nuovo PAT e di conseguenza anche il suo Preliminare, hanno iniziato il loro iter con alcuni peccati originali che ne stanno condizionando i contenuti.
Innanzitutto, non si capiscono i motivi per cui, prima di accingersi ad affrontare una nuova pianificazione non si è tentato di modificare le scelte urbanistiche definite dal PAQE.
L’attuale situazione economica, sociale e urbanistica è totalmente cambiata rispetto a quando la Regione introdusse il Piano d’Area.
Inoltre, una norma assurda sancisce che se gli interventi edilizi sono eseguiti in area PAQE, non vengono considerati consumo del suolo.
Va inoltre rimarcato l’errore urbanistico di approvare interventi importanti per l’equilibrio del territorio e per lo sviluppo economico della città durante la stesura del PAT.
La buona disciplina urbanistica, consiglia di pianificare il territorio a cosiddette “bocce ferme”, ma così non è stato e il Consiglio comunale ha deliberato di trasformare l’area agricola della Marangona, di un milione e mezzo di mq, in edificabile.
Sarebbe stato opportuno, prima di tale scelta, eseguire la mappatura delle tante aree industriali dismesse, per poi preparare i conseguenti piani di rigenerazione, che avrebbero potuto sostituire le funzioni destinate alla Marangona, dove si sarebbe potuto realizzare un “parco agricolo”.
L’assessora alla pianificazione territoriale ha recentemente sostenuto che durante l’approvazione del PAT saranno presi contatti con la Regione per modificare il PAQE e inizierà la mappatura delle aree e degli immobili dismessi.
Operazioni che avrebbero dovuto essere state fatte prima di iniziare la stesura del PAT, proprio per non definire il nuovo assetto del territorio mentre lo si sta pianificando.
Un’altra critica riguarda la preferenza al metodo della pianificazione ascoltata, che lascia il potere discrezionale delle scelte d’uso del territorio agli amministratori e ai pochi “eletti” attraverso le “Manifestazioni d’Interesse”, anziché quello della vera pianificazione partecipata.
Da obiettare anche la contraddizione di sostenere la necessità di aumentare il numero di abitanti nel comune di Verona e, in particolare, nel Centro Storico, ma nel frattempo permettere l’apertura di nuovi hotel, ovviamente in deroga, che favoriscono solo il turismo.
Sul sistema della mobilità, emerge una grossa incoerenza tra quanto sostiene la vicesindaca e quello che si evince dai piani del Preliminare del PAT.
Nella relazione si afferma di voler aumentare il trasporto pubblico, addirittura con la previsione di sostituire il 40% del trasporto privato su gomma, ma sino ad ora non esiste alcun piano tecnico per confermare questa ipotesi.
Nel nuovo strumento urbanistico sono presenti la complanare nord con il Traforo delle Torricelle per collegare la Valpantena e la zona orientale con quella a nord della città; la strada di Gronda per facilitare le comunicazioni tra Verona sud, la Marangona e il Quadrante Europa con il casello autostradale di Verona nord; una Mediana per congiungere la parte est con quel sud; e il prolungamento della Transpolesana 434 fino a Basso Acquar.
Queste infrastrutture viabilistiche contrastano con l’obiettivo di trasferire buona parte della mobilità dal mezzo privato su gomma a quello pubblico.
Da tenere presente che, nel 2024, Verona è stata la terza peggiore città in Italia per inquinamento atmosferico, con 66 giornate di smog oltre i limiti di legge.
La pianificazione di tanti, troppi poli logistici potrà provocare un intenso traffico di TIR a Verona sud, con relativi scarichi inquinanti.
Nella relazione del Preliminare al Piano, si evince l’obiettivo di contenere l’uso del suolo, ma la vicesindaca Bissoli ha previsto la costruzione di 5.500 nuovi alloggi in dieci anni, non spiegando dove e se da ristrutturazioni o da nuova edilizia.
Da considerare che nel nostro comune ci sono circa 17.000 appartamenti vuoti.
Nel comune di Verona e in quelli contermini sono stati realizzati o sono stati approvati una serie di poli logistici, ma non c’è stata alcuna correlazione tra le varie amministrazioni, che hanno scelto di seguire la logica del proprio campanile che, nel passato, procurò parecchi danni all’equilibrio del territorio.
L’eccessiva quantità di poli logistici rischia di scatenare una competizione che, oltre a consumare parecchio suolo, esaspera la concorrenza e danneggia tutti.
Non si è voluto considerare il territorio come un organismo interdipendente, eseguendo un tipo di pianificazione a scala provinciale se non addirittura regionale, ma si è preferito limitarsi al proprio contesto comunale.
Sul Preliminare al PAT non vi è traccia del Piano del Verde, indispensabile per considerare il sistema del verde l’asse portante della pianificazione territoriale.
Da quanto si deduce dal Piano, non risulta chiaro su quale tipo di vocazione sociale, culturale ed economica questa amministrazione intenda puntare per definire le linee guida della città.
Si notano solamente ipotesi di interventi per il turismo, la logistica e le nuove costruzioni.
Tutte economie “estrattive” che portano benefici per pochi e danni per la collettività.
In questo Piano si sostiene tutto e il contrario di tutto, si ha l’impressione che il fumo delle frasi ad effetto e dei proclami eclatanti stia celando i veri obiettivi di questa amministrazione.
Giorgio Massignan

Condivido in pieno le osservazioni di Massignan a questo contraddittorio e ipocrita PAT, che, qualora fosse approvato, peggiorerebbe la situazione attuale.