A COSA SERVE IL NUOVO MURO LUNGO L’ADIGE AL PESTRINO?

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A proposito del Parco dell’Adige il documento preliminare del PAT del dic. 2024 dice che l’aggiornamento del nuovo piano ambientale in corso ha “la finalità di salvaguardare le matrici naturali dalla pressione antropica e dall’inquinamento attraverso zone cuscinetto attorno ai siti sensibili e l’implementazione di sistemi di monitoraggio per rilevare e valutare la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. In gran parte di queste aree possono essere eseguite tutte le attività che non comportino modifiche pesanti in termini sia di naturalità, di biodiversità e di paesaggio.”.
Ebbene con queste condivisibili promesse di tutela non si comprende quale sia stata la logica che ha indotto il Genio Civile d’intesa con il Comune a realizzare un muro alto mediamente m1,50 e della lunghezza di oltre 1 KM in fregio al nuovo e benemerito percorso ciclopedonale lungo la riva destra dell’Adige a valle del Forte di S. Caterina. Un segno violento che va dalla diga di S. Caterina al Ponte Rumor del Pestrino e che sfigura il paesaggio fluviale.
Nell’idea dei progettisti della Regione Veneto questo muro dovrebbe salvaguardare dalle piene del fiume l’area agricola limitrofa e l’adiacente pista ciclopedonale. Per realizzare questo muro denominato ‘di difesa idraulica’ sono stati spesi 1,2 milioni di euro e non si comprende cosa possa difendere. Infatti, l’area agricola latistante è un’area golenale di allagamento dell’Adige durante le piene. Le aree golenali sono delle casse di espansione naturali che permettono al fiume di esondare, riducendo così la pressione sugli argini e sui centri abitati. Con la costruzione del muro la golena è stata separata dal fiume impedendo così l’esondazione naturale del fiume e contribuendo ad accentuarne la portata e la pericolosità. In quanto al percorso ciclopedonale, questo, come altri lungo il fiume ad esempio quello al Giarol, è previsto che possano essere allagati nei brevi periodi di piena e poi tornare alla loro funzione.
A prova di quanto siano nefaste le inalveazioni dei fiumi è utile ricordare quello che disse l’Ingegnere Capo del Genio Civile di Verona Federico Menna in una conferenza del 1971 alla Società Naturalisti Veronesi a pochi anni dalla grande piena del 1966:
La continua sottrazione agli alvei delle zone latistanti, in cui si espandevano ed attenuavano le piene, ha concentrato le portate in sempre più stretti recipienti ed ha imposto la ricerca di un nuovo equilibrio, non più naturale, che trova i suoi presupposti nella costruzione di ripari e di difese, di diversivi e di scolmatori con una progressione continua e inarrestabile” “A tale ferrea legge non è sfuggito il bacino dell’Adige, per il quale hanno contribuito all’accentuarsi dei fenomeni alluvionali le continue inalveazioni del suo corso principale e su quelli dei suoi affluenti, con conseguenti concentrazioni di portate”.
In sostanza il funzionario pubblico denunciava chiaramente che molti dei lavori eseguiti negli anni sull’Adige più che risolvere i problemi li hanno peggiorati.

Ci si chiede con quale criterio si sia realizzata con ingenti costi un’opera che a mio parere non apporta alcun beneficio, ma anzi altera il paesaggio e l’equilibrio idraulico dell’Adige.

Alberto Ballestriero

One comment

  1. Ma sono proprio dementi…..e tutta questa enorme spesa….Ma nessuno è responsabile di questi orrori? Grazie Alberto!

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