Le scelte per il centro storico che ne favoriscono lo stravolgimento

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Mi lasciano molto perplesso le recenti notizie relative alla probabile apertura di due nuovi alberghi di lusso in centro storico.
La pubblica amministrazione sembra intenzionata a utilizzare la legge Sblocca Italia e, in deroga agli strumenti urbanistici in atto, a concedere la destinazione ricettivo-alberghiera a due importanti edifici del nostro centro storico, palazzo Bottagisio in via San Fermo 29, per 29 camere con 69 posti letto, e l’edificio che ospita al piano terra lo storico caffè Dante in Piazza dei Signori, per 31 camere e 50 posti letto.
I troppo numerosi ricorsi allo Sblocca Italia e alle operazioni in deroga alle norme urbanistiche legittimamente approvate, rischiano di annullare gli scopi stessi della pianificazione e di precipitare le scelte d’uso sul territorio in una sorta di deregulation, guidata dalle richieste degli investitori privati e non.
Secondo il mio modesto parere, le deroghe andrebbero concesse solo per una reale pubblica utilità e non interpretate per favorire gli interessi degli investitori.
L’assessora all’urbanistica e all’edilizia privata, Barbara Bissoli, giustifica le probabili scelte di cambio di destinazione d’uso dei due edifici storici, affermando che si tratta di richieste pendenti da esaminare, per valutare se esista l’interesse pubblico che autorizza lo Sblocca Italia.
Spiega che saranno strutture dotate di tutti i servizi di accoglienza dell’extralusso e che intendono portare avanti nell’interesse della città e non del turismo mordi e fuggi.
Informa che chi le realizza dovrà finanziare opere compensative pubbliche, come la riqualificazione delle zone archeologiche adiacenti: quella di Porta Leoni per il Bottagisio e quella in zona piazza dei Signori per Lords of Verona.
Alle richieste dei due nuovi hotel, si deve aggiungere l’approvazione, durante le ultime ore dell’amministrazione precedente, del cambio di destinazione d’uso della vecchia sede della banca Unicredit in via Garibaldi n.1, di proprietà di un fondo controllato da Fondazione Cariverona, utilizzando lo Sblocca Italia e la deroga per pubblica utilità, giustificata dall’ipotetica rigenerazione del centro storico. Si tratta di un hotel di lusso della catena Marriot da 140 stanze, con i parcheggi localizzati nell’area dei Magazzini Generali in ZAI. Il mancato inizio dei lavori è causato da un ricorso al Consiglio di Stato, presentato da alcune società titolari di alberghi in centro, dopo che il Tar del Veneto, senza entrare nel merito, aveva dichiarato inammissibile il primo ricorso.
Ma, il centro storico di Verona non ha bisogno di altri hotel, anche considerando la quantità di locazioni turistiche presenti che, dal 2014 a oggi, sono aumentate di 38 volte, passando da 56 a 2.139; mentre gli hotel e gli alberghi da 66 sono saliti a 99.
Da sottolineare che, oltre ai tre nuovi hotel in centro, in base al Piano degli interventi, verranno realizzati quelli all’ex Manifattura Tabacchi e all’ex Safem, in viale Piave.
Ma, il centro storico non può vivere di solo turismo, sia di lusso che mordi e fuggi.
Il centro deve tornare ad essere una porzione di città, un luogo di incontri a dimensione umana, con un’equilibrata distribuzione di residenze, di botteghe di vicinato, di servizi e di strutture ricettive.
L’alternativa è la sua desertificazione e il suo stravolgimento in un organismo di consumo turistico e di servizio alla movida serale.

Giorgio Massignan (Veronapolis)

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