LA DINASTIA MILITARE DEI CADORNA

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La dinastia militare dei Cadorna, comprende il generale Luigi, che legò il suo nome alla drammatica gestione della Grande Guerra, il di lui padre Raffaele, un importante generale del Risorgimento e il di lui figlio, omonimo del nonno Raffaele, un generale comandante delle forze partigiane unificate, il Corpo Volontari della Libertà.
Raffaele Cadorna 1 (1815–1897), il padre di Luigi Cadorna. Fu un importante generale del Risorgimento che, il 20 settembre del 1870, comandò le truppe italiane ad attraversare la breccia di Porta Pia per la Presa di Roma.
Partecipò alla Prima guerra d’Indipendenza (1848-1849), dove meritò la medaglia al valore.
Fece parte del corpo di spedizione piemontese inviato da Cavour in Crimea (1855-1856).
Come colonnello combatté nella Seconda guerra d’Indipendenza (1859.)
Nel 1860, fu nominato ministro della Guerra nel governo provvisorio della Toscana e, dopo l’impresa dei Mille, venne inviato in Sicilia e in Abruzzo per gestire la fase del post-unificazione e per reprimere il brigantaggio.
Il primo settembre del 1870 Napoleone III, il grande protettore militare del Papa, fu sconfitto a Sedan nella guerra contro la Prussia. Le guarnigioni francesi che difendevano Roma furono costrette a ritirarsi per rinforzare Parigi. Il governo italiano colse l’occasione propizia e Il 20 settembre 1870 ordinò al generale Raffaele Cadorna di conquistare Roma che poi verrà annessa al Regno d’Italia.
Dopo la presa di Roma venne nominato senatore del Regno e si dedicò alla vita politica e alla scrittura delle sue memorie.
Raffaele Cadorna 2 (1889–1973) fu il figlio di Luigi. Anch’egli un generale, è conosciuto soprattutto per essere stato il comandante del Corpo Volontari della Libertà durante la Resistenza.
Se il nonno legò il suo nome al Risorgimento e il padre alla drammatica gestione della Grande Guerra, Raffaele Cadorna scelse una strada profondamente diversa, diventando una figura chiave della Resistenza italiana e della lotta di liberazione dal nazi-fascismo.
Partecipò alla Guerra di Libia (1911) e alla Prima Guerra Mondiale (1915 – 1918) come ufficiale di cavalleria, raggiungendo il grado di colonnello a fine conflitto.
Durante il ventennio fascista svolse il ruolo di addetto militare a Praga e, nel 1943, ebbe il comando della prestigiosa Divisione corazzata “Ariete II”.
Dopo l’8 settembre del 1943, Raffaele Cadorna si schierò contro i tedeschi e, al comando dell’Ariete II, si batté per la difesa di Roma a porta San Paolo.
Entrò subito in clandestinità rifiutandosi di collaborare con la Repubblica di Salò.
Nel luglio del 1944 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), doveva trovare una figura militare moralmente ineccepibile, di esperienza e di prestigio, non legata ai partiti della sinistra e in grado di unificare le diverse anime della guerriglia partigiana e rassicurare gli Alleati anglo-americani.
Cadorna rispondeva a quei requisiti e, anche per il suo orientamento monarchico e moderato, fu scelto.
Nell’agosto del 1944, venne segretamente paracadutato in Val Seriana (Bergamo) e raggiunse Milano per assumere il comando militare del Corpo Volontari della Libertà (CVL).
Nel difficile compito di coordinare militarmente le brigate partigiane, fu affiancato da Ferruccio Parri (partigiani “giustizia e libertà”) e da Luigi Longo (partigiani comunisti delle “Garibaldi”), come vice comandanti.
Raffaele Cadorna svolse positivamente il suo compito fino all’insurrezione generale del 25 aprile del 1945.
Nei giorni della liberazione di Milano, Cadorna partecipò all’ultimo drammatico colloquio con Benito Mussolini tenutosi nell’arcivescovado.
Nel luglio del 1945, finita la guerra, fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, con l’incarico di ricostruire le forze armate della neonata Repubblica.
Nel 1947 cessò l’incarico presso le Forze Armate e si occupò di politica, venendo eletto per due legislature senatore per la Democrazia Cristiana.

Giorgio Massignan

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