PERCHE’ IL SINDACO DAMIANO TOMMASI NON E’PIU’ GRADITO AI VERONESI

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fonte Sky Sports

Sul Sole 24 Ore si legge che il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, si piazza al 89° posto nella classifica del gradimento dei sindaci da parte dei cittadini. Peggio di lui solo il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida.

Nonostante i sondaggi non siano una scienza esatta e che spesso non descrivano la vera realtà, in questo caso lo scarso apprezzamento dei veronesi per il nostro sindaco risulta indiscutibile.

In realtà, il bilancio di questa Amministrazione non è totalmente negativo.

L’assessorato al bilancio ha e sta facendo un ottimo lavoro e i dati finanziari nel Rendiconto 2025 e pianificati nel Bilancio di Previsione 2026–2028 confermano che la spesa pubblica sul sociale, sul terzo settore e sulla cultura è stata incrementata, soprattutto per quanto riguarda i servizi alla persona.

Nel sociale e nella sussidiarietà, si leggono le voci più robuste della spesa corrente; 72,86 milioni di euro sono destinati a: “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”.

Le risorse per la domiciliarità, per il contrasto al disagio abitativo e per i servizi di prossimità per anziani e persone con disabilità sono state confermate.

Nonostante il Governo abbia tolto 1,8 milioni di euro del Fondo nazionale affitti, il Comune ha fatto fronte ai problemi per la gestione dei minori non accompagnati e per le altre criticità sia con risorse proprie, che attraverso la co-progettazione con gli enti del Terzo Settore.

Anche l’assessorato “Cultura, turismo, giovani e sport” hanno ottenuto circa 28,4 milioni di euro, per valorizzare il patrimonio museale e monumentale cittadino e per decentrare le attività culturali nei quartieri, in sinergia con le reti del sociale e del Terzo Settore locale.

Sono solo alcuni dati che testimoniano come l’attività dell’Amministrazione comunale non sia stata così negativa come appare dal risultato del sondaggio del Sole 24 Ore.

Allora perché il nostro sindaco risulta così poco amato, nonostante in un recente passato altri primi cittadini, che vorrebbero ripresentarsi candidati alle prossime elezioni, abbiano causato gravi danni alla nostra città, quali la scelta del filobus, i tanti, troppi centri commerciali, le tante, troppe aree edificabili, i volumi eccessivi dell’ex BAM in via Mameli, la bocciatura del museo di scienze naturali all’Arsenale, la costruzione, in deroga, degli edifici alla Passalacqua anziché realizzare, come era previsto, un ampio campus universitario, e altro ancora.

Ritengo che un motivo sia il recepimento che il ruolo di sindaco non sia svolto dal candidato votato dai cittadini ed eletto, ma da una avvocata non eletta e scelta da poteri esterni al palazzo.

Un secondo motivo è stato la mancanza di partecipazione dei veronesi alle scelte più importanti di trasformazione del territorio.

Un terzo motivo sono stati la prepotenza e l’alterigia nell’approvare degli interventi urbanisticamente importanti durante gli studi per il PAT (Piano di Assetto del Territorio) e nonostante le molte obiezioni da parte dei cittadini come, per esempio, la delibera sull’edificazione della Marangona, che avrebbe dovuto attendere l’adozione del PAT, così come i tanti, troppi studentati e le deroghe per la trasformazione d’uso in alberghieri di alcuni edifici del Centro Storico.

Un quarto motivo sono le varie ipotesi di nuove costruzioni in zone rurali, quali l’Onda Surf alla Bertacchina, nonostante le promesse elettorali di contenere il consumo di suolo.

Infine, la rete di percorsi ciclabili, approvata dal PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) durante la precedente amministrazione.  Indubbiamente, la realizzazione di una rete di piste ciclabili che possano potenziare la cosiddetta mobilità dolce è apprezzabile, ma il metodo attuato no.

Era necessario informare e preparare i veronesi del grande cambiamento della mobilità cittadina, fare dei tentativi per capire le conseguenze sul traffico, evitare i maggiori impatti e cercare di non togliere al territorio i pochi alberi rimasti.

I lavori per il filobus e per i percorsi ciclabili hanno provocato una strage di alberi che, si spera, saranno ripiantati.

I peccati originali sono stati la mancata pianificazione urbanistica, la fretta di approvare importanti interventi al di fuori del nascente PAT e la carenza di coordinamento tra i vari assessorati che si occupano del territorio.

Purtroppo, il buon lavoro fatto da alcuni assessorati è stato ignorato dall’esigenza da parte dell’assessorato all’urbanistica di realizzare, ad ogni costo, i propri progetti.

Giorgio Massignan (pres. Verona Polis)

 

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