Per una sua possibile “Pianificazione urbanistica partecipata, compatibile con l’uso (e consumo) del territorio”.

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Conosciamo le caratteristiche di Verona, per una sua possibile “Pianificazione urbanistica partecipata, compatibile con l’uso (e consumo) del territorio”. E ciò anche in rapporto alla sua situazione demografica, unitamente al suo contesto macro economico.

PREMESSA
Da alcuni mesi diverse persone, rappresentanti di organismi professionali e della cosiddetta società civile, oltre ad interrogarsi sui contenuti dei programmi e dei risultati raggiunti dalla Giunta e dal Consiglio Comunale del Sindaco Damiano Tommasi, si sono resi promotori di iniziative riguardanti i programmi stessi, con particolare attenzione al progetto della Tranvia, all’uso dei fondi del PNRR e sul consumo del suolo. Si tratta di iniziative interessanti che credo debbano essere intercettate, anche per essere a loro volta rese omogenee, in particolare quelle che sembrano in contrasto fra di loro.
A tale proposito propongo mediante la presente nota alcune riflessioni che, credo, possano aiutare a comprendere le diverse realtà ed espressioni che ci circondano.

1- COME E’ FATTO IL TERRITORIO DEL COMUNE CAPOLUOGO DI VERONA.
Il Comune capoluogo di Verona si trova al centro di una posizione geografica, nella quale confluiscono e da dove partono persone e merci, provenienti o rivolte verso i suoi quattro punti cardinali: il “Nord con il Sud”, cioè le direzioni rivolte verso il Brennero e l’Emilia Romagna, ed altre che dall’Ovest portano all’Est, collegando la Lombardia con il Veneto.
Ognuna di queste direzioni e’ fornita da consolidati collegamenti ferroviari e da infrastrutture, per il trasporto su rotaia di persone e cose, nonche’ di altrettanti reti autostradali e stradali urbane per il trasporto e la movimentazione di persone e di merci su gomma, verso le molteplici direzioni.
Molte di queste infrastrutture, come la Rete Ferroviaria, quelle Autostradali, le Arterie a Grande Scorrimento e le tante strade Extraurbane per il trasporto su gomma, sono da tempo oggetto di interventi per il loro ammodernamento (Grande Capacità, Alta Velocità, terze corsie, ed altro ancora), e per poterle adeguare alle future prossime necessità. Ciò anche in vista di ulteriori opere infrastrutturali già previste e deliberate a livello paneuropeo, ivi compreso la realizzazione del “Corridoio Cinque”, progettato negli anni dal 1970 ed 1980 per collegare Lisbona con Kiev, ma modificato poi nel 1997 per il tratto di quell’opera che riguarderà comunque il tragitto da Venezia a Kiev.
Al centro e collegate a queste infrastrutture ci sono l’Aeroporto Valerio Catullo (riconvertito negli anni 1970 da militare e trasformato per uso civile) e ben quattro aree industriali e commerciali attrezzate, di proprietà e gestite dal Consorzio per la Zona Agricola Industriale (la ZAI), costituito e deliberato dal Consiglio Comunale il 24 aprile 1948 (Commissario Straordinario CCIAA Guglielmo Bertani, Prefetto di Verona Giovanni Uberti e Sindaco di Verona Aldo Fedeli).
La superfice lorda della prima Zona Agricola Industriale, diventata oramai la “ZAI STORICA”, era risultata di 6.600.000 metri quadrati di terreni, parte dei quali erano peraltro già occupati da insediamenti urbani ed industriali preesistenti, fra i quali la ex Manifattura Tabacchi ed i Magazzini Generali.
A quest’area industriale e commerciale, la prima in Italia destinata per queste attività, che rappresentarono poi in tempi diversi anche l’occasione per considerevoli modificazioni circa le destinazioni e l’uso dei territori e dei loro suoli, se ne aggiunsero altre. Infatti, durante l’Amministrazione del Comune di Verona guidata dal Sindaco Giorgio Zanotto, iniziata nel 1956 e proseguita sino al 1964, il Comune decise di liberare i quartieri di San Fermo e dei Filippini dalla circolazione e dall’ingombro dei mezzi pesanti legati alle attività della Dogana, che in quei luoghi esercitava le proprie funzioni.
A tale scopo quella Amministrazione individuo’ una vasta area di 2.500.000 metri quadrati, posta fra il comune di Verona e quello di Sommacampagna, e che più in avanti aumenterà di superfice sino a circa 4.200.000 metri quadrati ( diventera’ poi il Quadrante Europa) fece edificare “Motu Proprio” una nuova e più moderna Struttura in cui trasferire verso il 1966 tutte le attività doganali che interessavano le merci in partenza ed in arrivo sul nostro territorio.
Nel contempo l’Amministrazione passo’ sotto la guida del Sindaco Renato Gozzi e con un accordo di programma fra il Comune di Verona, il Consorzio ZAI e le Ferrovie dello Stato venne realizzato presso il Quadrante Europa il nuovo Scalo Merci, liberando in tal modo le aree ex FFSS di Viale Piave e di Stradone Santa Lucia, ancora oggi di proprietà delle ex Ferrovie dello Stato (oggi RFI).
Nel contempo al Quadrante Europa trovarono nuovi spazi diverse altre imprese ed attivita, fra le quali la Società controllata dal nostro Comune, “Verona Mercato SPA” insediatasi in un’area attrezzata di oltre 500.000 metri quadrati, nonché altre attività commerciali significative di rilevante importanza, fra le quali l’ex Autogerma. Seguirono poi l’acquisizione da parte del Consorzio ZAI di un’altra vasta area di circa 1.700.000 metri quadrati in località “La Bassona”, e verso gli anni 1980 di ulteriori 1.370.000 metri quadrati in località conosciuta come “Corte Marangona”.
Complessivamente, quindi, il Consorzio Zai arrivò a disporre nelle quattro Zone prima identificate: la ZAI Storica di metri quadri 6.600.000, l’area del Quadrante Europa di 4.400.000, l’area della Bassona di metri quadrati 1.700.000, e l’area della Coorte Marangona di 1.370.000 di ben 14.070.000 metri quadrati di superfici in proprietà (1.407 ettari).

2 – IL SISTEMA AMMINISTRATIVO DELLA NOSTRA MUNICIPALITÀ
La Provincia di Verona è formata da ben 98 comuni, e confina con le province di Trento, Vicenza, Padova, Rovigo, Mantova e Brescia e con le Regioni Trentino Alto Adige e la Lombardia. In diversi di questi Comuni esistono delle “Zone Industriali attrezzate”, sorte quasi spontaneamente dopo l’inizio del diciannovesimo secolo e con una loro specifica autonomia, con la presenza di industrie storiche e consolidatesi nel corso degli anni.
Dal 1976 il Comune Capoluogo di Verona, che da sempre ha goduto ed esercitato una propria gestione autonoma, è stato suddiviso in 8 Circoscrizioni, ritenute dallo Statuto Comunale come “Aree integrate per natura del loro territorio”. La prima Circoscrizione comprende “il Centro Storico e la Città Antica”, mentre le altre 7 sono insediate nel restante territorio comunale, cosi come e venuto a configurarsi nel corso dell’ultimo secolo.
Ritengo inoltre utile sottolineare come nella costituzione e ripartizione delle 8 Circoscrizioni, le forze politiche del tempo abbiano tenuto conto della precedente esistenza di ben 23 quartieri consolidati nel corso degli anni, con la presenza al loro interno di circa 80 e forse più zone territoriali omogenee: frazioni, contrade ed altro ancora.
Verona, offre inoltre delle caratteristiche geologiche del tutto originali e strutturali che ritengo di dover sottolineare per le loro specificità. Esse sono rappresentate a Nord-Est dalla cinta collinaria, le Torricelle, e dal Fiume Adige, che scendendo dalla Valle che porta il suo nome taglia ed attraversa la città più volte, ricollegandola con una decina di ponti costruiti fra le sue sponde, per consentire i necessari spostamenti. Se ciò può rappresentare un aspetto tale da rendere la città affascinante sotto il profilo paesaggistico, occorre nel contempo saper governare la vastità dei problemi collegati al sistema della mobilità urbana, divenuta oramai non più tollerabile per l’elevato livello dei diversi modelli di movimentazione delle persone e delle merci.
In passato, un Amministratore Comunale ricordava come il Centro Storico e la Città antica di Verona fosse vissuta da circa 80.000 persone durante la notte (praticamente i residenti entro le mura) e che di giorno, con le scuole, gli uffici pubblici, le attività commerciali ed altro ancora la città arrivava ad ospitare e superare le 200.000 persone presenti, escludendo da questo calcolo le periferie.

3 – LE VARIAZIONI DEMOGRAFICHE E LE TRASFORMAZIONI URBANISTICHE
C’è un libro bellissimo scritto dal compianto Raffaello Canteri (insegnante, storico, ricercatore) e pubblicato nel 2.006 da CIERRE EDIZIONI, con un titolo molto significativo: “IL PONTE SUGLI OCEANI – Lessinia Veneto Italia. Storia di emigranti”. In questa pubblicazione l’autore documenta il fenomeno della emigrazione dei veronesi verso i diversi continenti, fra i quali quello Australiano e “Le Americhe”, che ha interessato pressoché tutti i comuni della nostra provincia, dalla fine del 1800 e sino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Le sue informazioni trasmesse con questa pubblicazione sono il frutto di minuziose ricerche fatte nei diversi comuni della provincia di Verona, e negli archivi delle varie Parrocchie dei comuni stessi ed in particolare quelli delle nostre montagne, delle colline e della vasta pianura veronese. Secondo i dati raccolti e resi noti, risulterebbero di diverse decine di migliaia le persone veronesi emigrate nei diversi punti cardinali della terra, che in alcuni casi hanno riguardato intere famiglie.
Nonostante ciò, nel corso dell’ultimo secolo la popolazione dell’intera provincia veronese ha registrato le seguenti variazioni:
Censimento 1921 N. Abit. 538.885
Censimento 1951 N. Abit. 645.536
Censimento 1981 N. Abit. 775.745
Censimento 2011 N. Abit. 903.563
_Anno_____ 2023 N. Abit. 923.797

Da questi dati emerge come la popolazione veronese, nell’ultimo secolo sia passata da 538.885 abitanti del 1921agli attuali 923.797, con un incremento di ben 385.912 unità.
Nel comune capoluogo di Verona, nel medesimo periodo, la popolazione ha registrato, invece, le seguenti variazioni:
Censimento 1921 N. Abit. 131.711
Censimento 1951 N. Abit. 178.415
Censimento 1981 N. Abit. 262.932
Censimento 2011 N. Abit. 252.520
_Anno_____ 2023 N. Abit. 264.475.

Questi dati evidenziano come la popolazione del solo comune capoluogo sia passata da 131.711 residenti che risultavano al censimento del 1921 a 264.475 residenti nel 2023. Quest’ultimo dato comprende pero’ ben 35.263 cittadini stranieri, regolarmente residenti ed iscritti alla anagrafe del comune di Verona nel 2023, pari al 15,38% della popolazione, senza dei quali il numero reale dei veronesi risulterebbe di 229.212.
L’incremento della popolazione nel comune capoluogo e’ avvenuto pero’ anche a seguito di almeno due altri eventi significativi. Il primo lo spopolamento dei comuni di montagna e delle colline ed il trasferimento di questa parte della popolazione nel comune capoluogo, il secondo motivo con il fenomeno migratorio di cittadini/e extracomunitari emerso dopo l’entrata in vigore della Legge N. 39 del 28 febbraio 1990, meglio conosciuta come “La Legge Martelli”.

4 – LA TRANVIA, IL PNRR, IL TERRITORIO.
I problemi indicati in questo capitolo, da soli, rappresentano senza dubbio una molteplicità di aspettative da parte della popolazione, in materia di mobilità urbana e di servizio per il trasporto pubblico, di interventi e di recupero di spazi e strutture e di vivibilità nei diversi quartieri del territorio veronese. Volutamente non ne indico né intendo affrontarne degli altri che andrebbero invece presi in considerazione, per le loro molte criticità evidenti (Traforo, Aziende Partecipate ed in particolare la Fondazione Arena, l’Aeroporto, l’Ente Fiera, Ca del Bue, l’AGEC e l’emergenza casa, ecc.). Ma, procediamo per singoli argomenti:

A – Tranvia: la prima cosa che mi viene in mente è che alla Amministrazione del Sindaco Damiano Tommasi si chiede di risolvere un problema (il problema) promosso oltre trent’anni orsono e dove i precedenti sindaci Michela Sironi, Paolo Zanotto, Flavio Tosi e Federico Sboarina, non solo non sono riuscito a trovare idonee soluzioni ma hanno addirittura fallito. Che fare? Farla o non farla? Rischio di penali ? Credo che oramai occorra scegliere il male minore e optare per un servizio di trasporto pubblico urbano, offerto in parte da una tratta servita dalla tranvia, in abbinamento con una flottiglia di mezzi su gomma: bus e minibus, gestiti da una unica struttura operativa.
Alla Amministrazione Tommasi chiederei, però, che si faccia carico di individuare l’esistenza o meno di responsabilità degli Amministratori precedenti, per eventuali danni patrimoniali emersi sinora e patiti dal Comune di Verona, per loro omissioni, imperizie, e colpe anche indirette.

B – PNRR: risultano diversi i programmi presentati dal Comune di Verona e da alcune Aziende partecipate come l’AGEC, oppure l’ATER (gestita dalla Regione Veneto), per iniziative di recupero di edifici ed unità locativa pubbliche dismesse o vuote perché inagibili. Ricordo a tale riguardo che il PINQUA, il “Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare”, attraverso il “Fondo Nazionale Complementare”, messo a disposizione dall’Unione Europea, ha finanziato appositi progetti per supportare le attività economico-produttive, approvate dal PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Fra queste iniziative e’ previsto un intervento finanziato con 15.000.000 di euro, per una straordinaria manutenzione di 180 alloggi di AGEC (ex Case Azzolini) su fabbricati esistenti in via San Giacomo, via delle Pietre, via Capodistria, e via Veglia, e per ulteriori 92 alloggi dei fabbricati posti in via Villa Glori, e tra le vie Volturno e via Scuderlando.
Il PNRR prevede inoltre ulteriori finanziamenti per interventi di recupero e trasformazione di una vasta area ex militare per un suo riutilizzo, ubicata il località Santa Caterina, abbandonata ed in degrado da decenni.
Questi progetti erano stati proposti ed approvati dalla precedente Amministrazione guidata dal Sindaco di Verona Federico Sboarina, e fanno parte di 159 progetti selezionati ed approvati da una apposita “Unità di Missione PNRR del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilita Sostenibile in data 28 marzo 2022, e da una commissione specifica voluta dal Ministro Giannini, in carica in quella data.

C – Il TERRITORIO: Il territorio del Comune di Verona, ed anche quello della sua provincia, sono disseminati da migliaia di strutture industriali e commerciali dismesse. Si tratta di ciò che rimane di realtà e di testimonianze di industrie ed attività manifatturiere che hanno fatto il loro tempo. Molti spazi un tempo occupati per attività dei vari settori manifatturieri, dei cotonifici e dei lanifici, delle confezioni tessili e dell’abbigliamento, delle concerie e della calzatura, della carpenteria e della termomeccanica, delle costruzioni dei veicoli per il trasporto su rotaia e su gomma, del settore delle lavorazioni della gomma e delle materie plastiche, delle lavorazioni del legno e dell’arredamento, dei settori estrattivi, dei cementifici, del settore della estrazione lapidei e della lavorazione dei marmi, del settore dei manufatti in cemento e dei laterizi, del settore dei fertilizzanti e di tante ulteriori attività, resta solo un ricordo.
Al loro posto sono spuntate con prepotenza strutture al servizio della logistica e dei trasporti delle merci che circolano su e giù per lo stivale, spesso con strutture aziendali non sempre adeguate sotto il profilo della regolarità dei rapporti con la manodopera, e spesso anche con la legge.
Una sana Amministrazione, prima di pensare ad un certo uso o consumo del territorio, dovrebbe conoscere ciò che possiede come patrimoni disponibili. Ci aveva provato la precedente Amministrazione con la variante numero 29 al vigente PRG del Comune di Verona, anche sulla base della legge Regionale del Veneto N.14 del 2017. Perché non ritentare?

Giuseppe Braga
Verona 25 agosto 2023.

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