AL PARCO LASCIAR FARE ALLA NATURA

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Il 5 febbraio scorso si è svolto presso la Sala Lucchi allo Stadio il confronto pubblico tra il Coordinamento ‘Verona Città Bosco’ e i rappresentanti dei gruppi consiliari di maggioranza del Comune di Verona. Si è parlato di Consumo del suolo, Piano del verde, Parchi urbani, Forestazione; tutti temi particolarmente sentiti dai cittadini che hanno riempito la sala e hanno partecipato attivamente ponendo diverse domande agli amministratori presenti.

Cittadini che stanno toccando con mano cosa significano questi temi e l’impatto che questi hanno nella vita di tutti i giorni:

  • dai violenti eventi atmosferici che rovesciano in pochi minuti l’acqua che prima cadeva in un giorno
  • alle bolle di calore che rendono inabitabili le città
  • alla carenza d’acqua per produrre il cibo
  • all’aria mefitica che respiriamo
  • alla neve sempre più scarsa che sta cambiando il paesaggio delle montagne
  • Per non parlare di eventi poco percepiti, ma con impatti pesanti nell’ambiente come la scomparsa degli insetti.

Nell’assemblea il tema dei parchi urbani è stato sollevato più volte con particolare riferimento al progettato Parco all’ex Scalo Ferroviario da parte della Società Signa Group vincitrice della gara indetta dalle Ferrovie per la trasformazione dei 450 mila mq dell’area. Nel progetto Signa almeno metà dell’area era coperta da nuovi edifici e infrastrutture consumando quindi di fatto altro suolo e incrementando il rilascio in atmosfera di altra CO2. Ma stando a quanto segnalato da un componente del Comitato di Verona Sud e alle notizie apparse nei giornali (Qui Finanza 27/11/2023) la Signa Group è in una situazione fallimentare e sembra non sarà in grado di realizzare il progetto. Da un lato quindi si allungano i tempi d’intervento per l’ex Scalo, ma dall’altro sarebbe questa un’ottima occasione da parte dell’Amministrazione Comunale e delle Ferrovie per ripensare in modo diverso alla creazione dei parchi.

Secondo gli scienziati la forestazione urbana, unita allo stop del consumo di suolo e alla rinuncia ai combustibili fossili, al momento sembra la strategia più efficace per far fronte all’emergenza ambientale che stiamo vivendo e quindi si moltiplicano le iniziative dal basso per spingere l’opinione pubblica e i politici a realizzarla.

Ma piantare alberi in maniera massiva è un’operazione sempre più problematica: difficoltà a reperire il materiale vivaistico, difficoltà a garantirne la sopravvivenza una volta a dimora, carenza di personale addetto alle manutenzioni, scarsità di acqua per l’irrigazione, mutate condizioni ambientali, scarsità di risorse finanziarie…. Quindi, oramai, in cambio della realizzazione del verde, la pubblica amministrazione è sempre più propensa a concedere ai costruttori l’edificazione di una parte dei parchi nonostante le migliaia di edifici inutilizzati, la diminuzione della popolazione e l’enorme consumo di suolo. Questa contraddizione mina alla base il concetto stesso di parco, permettendo che il suolo venga cementificato con il risultato di aumentare l’anidride carbonica nell’atmosfera.

Una soluzione possibile a questa situazione è di alberare la città seguendo i ritmi della vegetazione spontanea che s’insedia ‘scegliendo’ il luogo più idoneo alle varie specie. Le dimensioni e le caratteristiche del Parco allo Scalo si prestano a questa scelta. Almeno una fascia di una cinquantina di metri di larghezza lungo il perimetro del Parco potrebbe essere destinata alla vegetazione spontanea dopo che Ferrovie dello Stato avrà tolto e recuperato i binari. Passeranno comunque anni prima che si realizzi una minima parte di parco in questo luogo, nel frattempo si potranno insediare nuove piante fornite dalla natura favorendo la biodiversità. Queste saranno le più adatte a sopportare gli stress climatici, la carenza di acqua, la mancanza di manutenzione e a offrire i migliori servizi ecosistemici. Seguire da vicino questa forestazione, guidandone l’evoluzione, potrebbe essere anche un’ottima occasione didattica e di studio in cui coinvolgere l’Università e i cittadini.

L’idea non è così nuova e strana come potrebbe sembrare in quanto a Verona, abbiamo già buoni esempi di forestazione spontanea; basti pensare alle rive e golene dell’Adige, alla Cava Speziala a San Massimo e ai boschi delle colline. Luoghi dove la natura ha insediato le piante selezionando in milioni di anni le specie secondo la legge delle più adatte a sopravvivere alle avversità in particolari condizioni ambientali.

 

Alberto Ballestriero

Coordinatore gruppo verde Veronapolis

7 comments

  1. Speriamo che qualcuno fra coloro che sono al governo della città riconsideri questa interessante ipotesi di lasciar fare alla natura. Il che pero’ not significa lasciare all’incuria e al degrado ulteriore questa grande superficie libera. Mi viene in mente a Berlino l’enorme distesa (386 ettari) dell’ex aeroporto storico di Temperhof, che faceva sbavare gli immobiliaristi dalla voglia di trasformarlo in area da edificare. Invece il governo della città nel 2010 emanò una legge per cui il parco resterà per sempre dei berlinesi. Basta andarci la domenica per apprezzare quanto sia amato dai cittadini. Potrebbe essere un’idea per destinare ai veronesi questo spazio senza costruirci sopra per forza qualcosa. Un grande prato verde con sentieri percorribili anche da persone con disabilità motoria e tanti alberi e una pista ciclabile, i servizi igienici, panchine dove le persone anziane possano sedersi al sole, un piccolo bar e basta… che sogno

  2. Ottimo ed efficace articolo.. Sarebbe utile diffonderlo ad un pubblico il più vasto possibile, magari organizzando incontri con i cittadini

  3. Aggiungerei, tra gli esempi di “parchi a vegetazione spontanea” l’area in Basso Acquar delle ex Cartiere Verona: sta sorgendo un bosco spontaneo che sarebbe davvero triste distruggere!
    È bastato lasciar fare alla natura!

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