Ancora sul filobus

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A distanza di circa un anno dalle precedenti lettere ritengo necessario tornare sullo spinoso tema del filobus di Verona.
Riassumendo le puntate precedenti, si era evidenziato come il filobus risulti un’infrastruttura di trasporto obsoleta, obsolescenza resa ancor più cruda per l’impossibilità – emersa solo dopo la procedura di gara (!!!) – di realizzare l’unica innovazione prevista e cioè l’accosto automatico alle fermate per un più comodo accesso ai mezzi. Inoltre i filobus – con una lunghezza di 18 metri e una capacità di 135 passeggeri, poi passati a 18,75 metri di lunghezza e capacità di 143 passeggeri – non risultano in grado di garantire nemmeno la portata di 160-170 passeggeri degli autobus autoarticolati a metano già da anni in servizio sulle stesse direttrici che saranno percorse dal filobus, con tutti i problemi di tenuta della rete che ne potranno derivare. Peraltro si era doverosamente sottolineato come l’attuale Amministrazione si fosse trovata in eredità un iter così avanzato da rendere impossibile ogni cambio di rotta nella scelta del sistema che dovrà rappresentare l’ossatura della nuova rete di trasporto pubblico nella nostra città.
Ciononostante la realizzazione di una simile infrastruttura, seppur scarsamente efficace in termini di trasporto, avrebbe potuto costituire una grande, irripetibile occasione per ripensare e riqualificare le aree attraversate dando un nuovo volto alla città. Un’occasione particolarmente preziosa per le zone esterne al centro storico dove le fermate del filobus potrebbero rappresentare i terminali di una mobilità lenta di quartiere restituendo il piacere di un accesso in sicurezza con brevi passeggiate attraverso strade ripiantumate, abbellite da aiuole, verde pubblico, spazi di convivialità, luoghi dedicati ai servizi per il cittadino, bar all’aperto, edicole, attività commerciali di vicinato, botteghe artigiane, ridando così dignità e valore anche alle periferie.
Se questa era dunque un’opportunità più unica che rara per trasformare una scelta discutibile in un reale colpo d’ala per Verona e, al contempo, un’opportunità di coinvolgimento diretto della popolazione con dibattiti, concorsi di idee, dialogo e riflessione sulla città che vorremmo per noi e da lasciare in eredità ai nostri figli – in buona sostanza una grande occasione di urbanistica partecipata – a un anno di distanza e con l’ineluttabile avanzamento dei cantieri, non emerge alcuna proposta che sembri andare in tale direzione.
Il traguardo dichiarato dall’Amministrazione, di porre il sistema in esercizio a inizio 2026 getta però nuovi e ancor più stringenti interrogativi. Come sarà risolta la mobilità privata delle aree attraversate? Quali aree saranno pedonalizzate, dove i percorsi pedonali e le piste ciclabili per raggiungere le fermate? Come sarà ripensato il sistema della sosta a ridosso dell’infrastruttura filoviaria? Quali opere di mitigazione e regolamentazione per evitare il riversarsi del traffico all’interno dei quartieri?
E, sul versante del trasporto pubblico, quale quota di traffico privato ci si attende di spostare sul mezzo pubblico a fronte dei molti denari spesi? Quale sarà la rete di autobus che andrà a completare il servizio offerto dal filobus? Quali le frequenze nei quartieri periferici? Quante volte si dovrà cambiare mezzo lungo il percorso per raggiungere i principali attrattori cittadini o per rientrare a casa? Che tempi di attesa saranno necessari? Come si ovvierà alla inadeguata capacità dei filobus nei punti di interscambio (su tutti il piazzale davanti la Stazione di Porta Nuova ove, nelle ore di punta, si riverseranno decine di autobus urbani ed extraurbani stracolmi)? Come saranno organizzati tali nodi di interscambio? E se – come tutti confidiamo – saranno potenziati i servizi in modo da eliminare disfunzioni e disagi nelle aree non toccate dal filobus, sono già stati predisposti i relativi piani di dettaglio e ottenuti dalla Regione Veneto i necessari (e per nulla scontati) finanziamenti? Quanti chilometri saranno dedicati al servizio autobus di completamento della rete? Quali i piani di rientro finanziario – e quali ricadute nei costi di biglietti e abbonamenti – per la gestione della rete autobus?
A queste fondamentali domande, con il filobus ormai alle porte, non abbiamo ancora risposta o, perlomeno, essa non è stata oggetto di confronto e dibattito con la cittadinanza.

Ing. Guido Zanderigo
Osservatorio territoriale VeronaPolis

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