CHI DECIDE REALMENTE L’ASSETTO TERRITORIALE DI VERONA?

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Nel documento della coalizione di centrosinistra che ha vinto le elezioni, ai primi posti delle “Linee Programmatiche 2022 – 2027”, si legge: “Il nostro metodo è la partecipazione”.
Ma, dopo più di anno di amministrazione, le tante richieste di confronto chieste da Veronapolis, sono state ignorate.

Veronapolis aveva raccolto 1.100 firme per opporsi al progetto di realizzare una serie di edifici e di attività in un luogo ambientalmente fragile e difficile da raggiungere, come il Pestrino.
Non ha ricevuto alcuna risposta, le firme sono state totalmente ignorate.
Abbiamo inviato ai vari assessori comunicati con critiche e con proposte sulle future scelte relative al nuovo assetto territoriale, ancora una volta sono stati tutti ignorati.
Tra non molto inizieranno i lavori per la stesura del P.A.T. generale (Piano Assetto Territoriale). Sembra siano stati convocati alcuni esperti di urbanistica partecipata.
Ho l’impressione che, come nel passato, le grandi scelte siano già state decise e la partecipazione della società civile alle scelte d’uso del territorio non sia determinante.
Suonava strana la decisione di nominare capogabinetto del Comune e braccio destro del sindaco Tommasi, Alessandro Perini, genero del presidente della Fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco, e vicesindaca oltre che assessora all’urbanistica Barbara Bissoli, che è stata la legale che ha scritto l’accordo per l’Hotel in via Garibaldi tra i tedeschi di Fondo Patrizia e la stessa Cariverona. Ora, forse, si stanno capendo i veri motivi di queste due nomine.
Va detto che il patrimonio immobiliare della Fondazione incide per il 18% sul patrimonio netto che, nel 2018, era pari a 1.725 milioni di euro, sei volte maggiore della media dei patrimoni immobiliari delle altre fondazioni.
A Verona, la Fondazione Cariverona possiede una serie di importanti edifici in centro storico e in altri luoghi strategici, che intende mettere a reddito.
In un recente passato, la Fondazione è riuscita a trasformare l’iniziale destinazione d’uso dei Magazzini Generali e l’edificio frigorifero in ZAI, da culturale a direzionale-commerciale.
Con questa operazione ha potuto liberare gli edifici di via Garibaldi, spostando gli uffici di Unicredit ai Magazzini Generali.
Negli edifici della vecchia sede in centro storico, sta ora tentando di realizzare l’hotel di cui sopra, ovviamente in deroga alla pianificazione urbanistica.
Ma il patrimonio della Fondazione comprende, tra l’altro, anche Castel San Pietro, il palazzo del Capitanio, Palazzo Forti e l’edificio del Monte di Pietà, oltre alle sopracitate ex sedi di Unicredit in via Garibaldi 1 e 2 e a palazzo Franco-Cattarinetti in via Rosa.
A mio avviso, un piano che si propone di modificare in maniera radicale l’assetto del centro storico, dovrebbe essere gestito dalla Pubblica Amministrazione e non dalla Fondazione che, essendo un ente privato, non può sostituirsi ai diritti e ai doveri della Pubblica Amministrazione, democraticamente eletta.

Giorgio Massignan (Veronapolis)

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