Con chi stai?

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Con chi stai? Il commento dello storico dell’arte e saggista italiano, rettore dell’Università per stranieri di Siena dal 2021, Tomaso Montanari

«Con chi stai? Con chi ti schieri?» Di fronte all’estrema violenza di questa nuova, ennesima fiammata di un conflitto infinito, mi fa paura la cecità di chi, qua, risponde con eguale violenza, seppure verbale.
Mi schiero con i morti, con i feriti, con le famiglie israeliane che hanno un figlio preso in ostaggio, con le famiglie palestinesi che aspettano la rappresaglia che le cancellerà. Con chi non ha mai deciso nulla, e ora perde tutto.
In queste ore terribili, penso innanzitutto alla disperazione (infinita ed identica) dei miei amici israeliani e dei miei amici palestinesi: da tempo in lotta con i loro rispettivi governi. Governi nemici innanzitutto dei loro stessi popoli.
Come ha scritto sabato il giornalista israeliano Haggai Matar, «il terrore che gli israeliani stanno sentendo in questo momento, me compreso, è un frammento di ciò che i palestinesi hanno sentito».
Riapro Apeirogon – il forte romanzo di Colum Mac Cann, i cui protagonisti sono due padri, uno israeliano e uno palestinese, che si incontrano e diventano amici avendo avuto ciascuno un figlio ucciso dai combattenti dell’altro popolo: una storia vera –, e leggo: «Rumi, il poeta, il sufi, ha detto una cosa che non dimenticherò mai: “Al di là del giusto e dello sbagliato c’è un campo: ci incontreremo lì”. Avevamo ragione e torto e ci siamo incontrati in un campo. Ci siamo resi conto che volevamo ucciderci a vicenda per ottenere la stessa cosa, la pace e la sicurezza. Immaginate che ironia, è pazzesco».
Penso alla violenza folle di un’organizzazione militare, sorretta da un orribile regime teocratico, che dice di voler difendere il suo popolo: facendolo massacrare. Penso alla violenza folle di uno stato che si dice democratico, e che pratica una segregazione così crudele da spingere i suoi vicini a scegliere tra una morte rapida e una lenta.
Penso che «non c’è una soluzione militare al problema di Israele con Gaza, né alla resistenza che naturalmente emerge come risposta all’apartheid violento» (ancora Matar).
E penso al tradimento etico e politico di un Occidente che mette alla finestra la bandiera di Israele e incita alla guerra e alla rappresaglia. E al tradimento del mondo povero, che mette quella della Palestina e inneggia a omicidi e rapimenti. Quando l’unica bandiera che ora dovrebbe avere spazio è quella della pace. Unica vera alternativa a due tentati, contrapposti, genocidi.
«Il mondo è guasto», diceva Tony Judt. Mai come ora lo vediamo.

4 comments

  1. Mai come ora il business delle armi sta diventando in business enorme per i paesi coinvolti direttamente o indirettamente nelle guerre in Israele e in Ucraina.

    Pare che in Palestina le forze armate di Hamas abbiano perfino utilizzato armamenti USA per attaccare Israele…. O forse sono armamenti provenienti dalla Russia… Ma questo poco importa. Il punto è che ci sono sempre più armi in circolazione.

    Ma quando le potenze coinvolte capiranno che fornire armamenti non è la soluzione per la risoluzione di un conflitto?

    Fornire milioni di euro di armamenti ad un esercito, vuol dire alimentare un conflitto, non esistono conflitti ‘giusti’, le guerre non sono sante!

    Le guerre sono distruzione, alimentazione dell’odio, del terrore e della violenza. Lo dice la storia.

    Qui ci saranno quelli che pensano che se si viene attaccati ci si deve difendere e per difendersi servono le armi.

    Io rispondo che se si viene attaccati bisogna cercare subito un dialogo con l’aggressore per evitare l’escalation di un conflitto. Stiamo vedendo, in Ucraina e Palestina, cosa vuole dire rispondere alla violenza con altra violenza.

    Il XX secolo ha visto due guerre mondiali.

    Nel XXI secolo vedremo la terza guerra mondiale?

  2. Ci siamo dimenticat* che la giustizia è al fondamento di tutto? Nell’attesa che giustizia trionfi: fuori la guerra dalla storia!

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