I DUBBI SUL PROGETTO DEL FORTE SANTA CATERINA

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Il 23 gennaio scorso alla Capannina di Porto S. Pancrazio si è tenuta la prima e assai partecipata assemblea pubblica per presentare il progetto denominato ”Rigenerazione urbana, recupero e valorizzazione dell’area di Forte Santa Caterina ed ex caserma sita in comune di Verona”. L’assessore Tommaso Ferrari ha spiegato gli obiettivi generali del progetto coadiuvato dal nutrito team di progettisti che ha predisposto il Masterplan. Il nuovo progetto del Forte S. Caterina cambia la destinazione di quest’area: non più i cosiddetti “Magazzini della Cultura” un polo di notevoli dimensioni che avrebbe dovuto accogliere archivi e depositi museali di diverse istituzioni cittadine, peraltro assai fuori luogo in questo contesto.

Il nuovo progetto cambia le finalità e l’obiettivo diventa la cosiddetta ’Rigenerazione urbana’ attraverso la valorizzazione delle aree verdi in sinergia con i volumi previsti per i nuovi spazi funzionali.  Vengono ipotizzate diverse attività: Polo dell’inclusione – housing sociale, Polo della Conoscenza, Polo dei mestieri, Polo del cibo a Km 0, Polo Forte S. Caterina. Qui dovrebbero trovare posto alloggi, aule studio, laboratori artigianali, un Ostello, mercato all’aperto, giardini. Il tutto comunque ancora con definizioni approssimative. Insomma, come ha rimarcato l’Assessore Ferrari nelle intenzioni dell’Amministrazione, emerge la ‘sfida’ per “indirizzare la progettazione della città verso modelli più sostenibili, che non tengano conto solo della rendita finanziaria.”

Nonostante il dichiarato desiderio di iniziare una nuova fase meritoria tuttavia rimangono diversi dubbi sul metodo di progettazione adottato e sugli obiettivi da raggiungere.

Un progetto urbanistico parte solitamente da una fase di analisi del contesto, dalla comprensione delle esigenze della comunità per arrivare alla valutazione delle risorse disponibili per realizzarlo.

Ebbene in questa vicenda, al contrario, il progetto originario dei Magazzini della cultura è partito dall’urgenza di incamerare i fondi del PNRR creando dal nulla un progetto per tale scopo.  Ma anche nell’attuale progetto di Rigenerazione Urbana, nonostante i mutati obiettivi e la sensibile diminuzione dei volumi edificati, non vi è traccia di quelle che sono le istanze prioritarie delle comunità limitrofe all’area: in primis Borgo Roma e Porto S. Pancrazio-Pestrino che, per ammissione dei proponenti, non sono adeguatamente collegate al contesto che si vuole realizzareBene i percorsi ciclabili che si stanno rafforzando e che formeranno un’ottima rete di collegamenti, ma che comunque saranno insufficienti per risolvere il tema delle connessioni in un’area così strutturata. Infatti, una grande incognita rimangono quei 20 alloggi per housing sociale previsti per non meglio specificate persone fragili. Sappiamo che la zona è estremamente isolata e priva dei servizi basilari per la vita quotidiana (bus, taxi, negozi, farmacie…) e ci si chiede come potranno vivere qui persone con fragilità. Come si sposteranno, come potranno ricevere quell’assistenza umana costante e di servizi che solo una comunità urbana consolidata può offrire?

Un altro tema critico è costituito dalle difficoltà di gestione future, peraltro sottolineate più volte anche dallo stesso assessore, di un’area urbanizzata ex novo in modo così complesso che richiederà l’impiego di notevoli risorse finanziarie e organizzative, che al momento non è dato conoscere. Si tenga presente che già ora un’area limitrofa a questa, di proprietà comunale come il Giarol Grande, è stata abbandonata per diversi anni per le difficoltà di gestione.

Infine non è un caso che dubbi simili a quelli sollevati più sopra vengano espressi anche nell’articolo di Federica Guerra ‘Santa revisione’, apparso nell’ultimo numero della rivista Architettiverona (A135 pag. 105), il più importante organo di analisi sui temi urbanistici veronesi. Dice la Guerra: “Ci sembra manchi, insomma, una visione complessiva della parte di città che faccia rientrare quest’area in un “sistema” di spazi che ne promuovano una vera rigenerazione, dettata da un suo nuovo ruolo urbano.”

Al Forte Santa Caterina il rischio è quindi quello di creare un nuovo polo urbano autoreferenziale generato non da reali esigenze espresse dalla città ma dal prioritario obiettivo di attingere ai fondi pubblici.

Alberto Ballestriero

Coordinatore gruppo verde Veronapolis

7 comments

  1. Ho partecipato all’assemblea in borgo Roma e l’inpressione che ho avuto è che gli architetti presenti non siano per nulla coglioni.

  2. L’esigenza della città è creare aree verdi strutturate e idonee ad essere frequentate, sicure e sostenibili.
    Ogni intervento a rendere fruibile le aree comunali genera una urbanizzazione. Sono le scelte urbanistiche a generare gli orrori, o la poca attenzione a fare osservare le destinazioni d’usopredestinate a creare disastri edilizi.
    Se creare una struttura autosufficiente è creare una futura urbanizzazione edilizia? Questo sta ai futuri fruitori e loro sensibilità. All’intenzioni e propositi si può opporsi democraticamente.

    1. Impossibile progettare una soluzione che salvi capra e cavoli? Se i soldini sono vincolati a questo posto altrimenti tornano indietro (e poi dirottati a discrezione del governo) si dovrebbe fare uno sforzo di progettazione (e pressione generale sull’amm.ne) che sia praticabile e convincente (ovvianente allo stato delle possibilità).

  3. Condivido i dubbi esposti nell’articolo.

    Prima ci deve essere un’esigenza, un bisogno, poi si interviene. Non il contrario.
    Qui il tema è economico ovvero non perdere i fondi del PNRR, non ci sono altri motivi alla base.
    Bene che si riqualifichi un’area degradata, su questo nulla da eccepire, però perchè precedere ancora immobili e quindi cemento?
    Non si poteva bonificare e riqualificare l’area ma lasciandola a verde al 100%?
    E’ come se i nostri amministratori non fossero in grado di concepire un intervento solo sul verde, sui parchi, sui giardini. Alla fine la casa, la struttura, il cemento ci deve essere sempre.
    Non me ne vogliano, gli amici architetti, ma di case in giro ce ne sono fin troppe, non sarebbe ora di fare marcia indietro?

  4. Ho anch’io gli stessi dubbi, di cui sopra scrive Alberto Ballestriero, sureali esigenze espresse dalla popolazione limitrofa e sulla viabilità/logistica.

    Al Forte Santa Caterina il rischio è quindi quello di creare un nuovo polo urbano autoreferenziale generato non da reali esigenze espresse dalla città ma dal prioritario obiettivo di attingere ai fondi pubblici.

  5. “Un progetto urbanistico parte solitamente da una fase di analisi del contesto, dalla comprensione delle esigenze della comunità per arrivare alla valutazione delle risorse disponibili per realizzarlo.”.
    Standing ovation!

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