LA PISTA DI BOB A CORTINA

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Era proprio necessario spendere oltre 120 milioni di euro per una pista di cemento armato, che sarà, verrà utilizzata da atleti delle discipline bob, skeleton e slittino, abbattendo circa 500 larici secolari nel bel mezzo della conca ampezzana?

Per fare posto a questa struttura sarà distrutto un bosco di 19.980 metri.

Vale la pena investire milioni per creare una struttura di grande impatto ambientale, che avrà un uso assai limitato?

Altro che giochi olimpici ecocompatibili; altro che tutela del patrimonio forestale; altro che lotta alla CO2; altro che blocco del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo.

In Italia, di esempi di costosi impianti, non solo di piste, abbandonati dopo i grandi eventi per cui erano stati realizzati ne esistono molti.

In un paese come il nostro, dove la sanità, l’educazione e la ricerca non hanno finanziamenti sufficienti, spendere oltre 120 milioni per una struttura che, finite le Olimpiadi, sarà usata pochissimo, con il rischio di finire come la vecchia pista di Cortina intitolata a Eugenio Monti, chiusa dal 2008; o la pista di Cesana, utilizzata per i Giochi di Torino del 2006, chiusa dal 2011, è scandaloso.

Lo stesso CIO ha fatto più volte notare che non servono nuove piste, considerando che il numero di tesserati non giustifica altre costruzioni.

Si ha l’impressione, che i veri obiettivi per la realizzazione di queste costose cattedrali per lo sport, servano ai partiti, in questo caso alla Lega, come strumento di propaganda politica.

Ci sono dubbi anche sul rispetto dei tempi di realizzazione.

Da quando Milano e Cortina hanno vinto l’organizzazione delle Olimpiadi, sono trascorsi più di 1.700 giorni e ne mancano circa 700 all’inaugurazione del 6 febbraio 2026; ma i lavori dovranno essere finiti entro marzo 2025, per consentire il collaudo dell’impianto.

Dopo alcune aste andate a vuoto, il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha proposto in extremis l’azienda Pizzarotti di Parma che, unica impresa che ha accettato la sfida, si è aggiudicataria il bando di gara.

Il progetto, rispetto a quello iniziale, è stato ridimensionato. Verrà fatta solo la pista, risparmiando tempo e soldi.

È stato eliminato il parcheggio e ridotte le gradinate e le aree di ristoro. Gli spazi per gli atleti, gli staff e la stampa, saranno realizzati all’interno del complesso e non fuori.

Ma il CIO sembra non prestare molta fede ai programmi fortemente sostenuti dalla Lega e ha dichiarato che se i tempi per la realizzazione della pista di Cortina non saranno rispettati, sarà utilizzata una struttura all’estero, probabilmente a St. Moritz, con un extrabudget per affittare gli impianti.

In questo caso, Cortina avrebbe una nuova e costosa pista, non utilizzabile per i Giochi.

Attendiamo la scadenza del marzo 2025. Se la pista non sarà collaudata in tempo, ci rivolgeremo alla Corte dei Conti perché valuti l’esistenza di un colossale danno erariale”, ha dichiarato la consigliera regionale Cristina Guarda, di Europa Verde.

Giorgio Massignan coordinatore Veronapolis
Veronapolis

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