NOTE SUL VERDE PUBBLICO A VERONA

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(consegnate alla Vice Sindaca Bissoli nell’incontro del 12 marzo 2024
unitamente alle  proposte di Giorgio Massignan ‘Urbanistica a Verona’)
  • L’unico strumento che attualmente regola la gestione del verde a Verona è il Regolamento per la Tutela del Verde Pubblico e privato approvato nel 2021. In tale documento l’Amministrazione Comunale si impegna a dare concreta attuazione a quanto previsto dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 10, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, in particolar modo dall’art. 6, comma 1, sulla formazione delle “cinture verdi intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani”. La Legge da indicazioni per una corretta pianificazione, progettazione, gestione e fruizione degli spazi verdi e in particolar modo del “Piano del verde” che ha come obiettivi essenziali: conoscere quanto verde abbiamo a Verona e programmare le nuove aree da riforestare. Invece l’attuale Amministrazione, partendo da zero, ha voluto dare avvio ad un nuovo percorso per il verde urbano denominato è’VRgreen dove non viene mai nominato detto Regolamento già approvato e tanto meno il Piano del Verde. Perché non riconoscere il lavoro già fatto con questo documento con la partecipazione attiva di associazioni professionali, ambientalisti e comitati?  Perché fare ricorso a inutili anglicismi?
  • Ad ogni modo oggi i punti cardine, strettamente legati tra di loro, sul tema del verde a Verona sono: il consumo del suolo e la forestazione urbana. L’Amministrazione sul primo dice di voler imporre una moratoria e sul secondo ha annunciato diversi interventi. Tuttavia in cambio della realizzazione del verde, le amministrazioni sono sempre state propense a concedere ai costruttori l’edificazione di una parte dei parchi nonostante le migliaia di edifici inutilizzati, la diminuzione della popolazione e l’enorme consumo di suolo. Questa contraddizione mina alla base il concetto stesso di parco, permettendo che il suolo venga cementificato con il risultato di aumentare l’anidride carbonica e le polveri nell’atmosfera che tanti danni stanno provocando a livello locale e globale. Alcuni segnali dicono che anche quest’ Amministrazione intende seguire questa strategia (vedi Marangona, Forte S. Caterina, Parco allo Scalo).
  • Verona avrebbe invece la possibilità di ricucire e riqualificare le emergenze ambientali, storiche e monumentali attraverso la salvaguardia dei terreni agricoli ancora disponibili ponendo finalmente un confine netto tra città e campagna. Un Anello Verde lungo oltre una trentina di chilometri sull’esempio delle ‘Green belt’ inglesi, ma con un valore aggiunto molto più qualificante perché unirebbe, tutelandoli, tre sistemi ambientali diversi di grande valore paesaggistico: la collina, l’Adige e la pianura. A nord l’anello avrebbe una larghezza di diversi chilometri in quanto definito dalle aree protette (Parco dell’Adige, Parco delle Mura, zone SIC e di tutela Naturalistica e Ambientale). Mentre a sud verrebbe ritagliato sulle aree agricole rimaste libere dall’edificazione, le quali, con una fascia di larghezza variabile da un centinaio a oltre mille metri abbraccerebbe, in un continuum verde, i forti, le antiche corti agricole e le cave, sia quelle dismesse, che quelle attive ma destinate alla chiusura. Per costituire l’anello verde non sono indispensabili gli espropri, ma, ad esempio, potrebbero essere incentivate attività agricole sostenibili avviando delle convenzioni con i proprietari dei terreni per la coltivazione di prodotti tipici del veronese, che i cittadini potrebbero acquistare attraverso punti vendita situati nei forti restaurati, che ospiterebbero anche punti di ristoro, di ritrovo, esposizioni etc. Le cave, sull’esempio di numerosi interventi già realizzati sia in Italia che all’estero, potrebbero essere riconverte per attività ricreative, sportive o di spettacolo. Un percorso ciclo-pedonale, sfruttando anche i sentieri campestri esistenti, collegherebbe tutti i luoghi di interesse dell’anello oltre che allacciarsi al sistema radiale dei percorsi che si collegano con le altre aree verdi urbane: Mura Magistrali, Passalacqua, ex Scalo ferroviario, Spianà, giardini di quartiere, in modo da costituire un ‘sistema del verde’ il quale, oltre che insostituibili proprietà terapeutiche, avrà un’importanza fondamentale per trattenere le polveri sottili, assorbire la CO2, raffrescare l’ambiente e contribuire alla biodiversità.

 

Alberto Ballestriero

Coordinatore gruppo Verde Veronapolis

2 comments

    1. Condivido e apprezzo da anni quanto Ballestriero assieme al benemerito Massignan scrive in materia urbanistica. Il documento che egli ha consegnato all’Assessora Bissoli mi convince in pieno. La cintura verde che egli da tempo propone e che nel predetto saggio egli ripropone è oltremodo convincente ed opportuno. Oltretutto, il comune di Verona è da sempre enormemente carente di verde urbano prescritto per legge. Secondo noi, i veronesi sono creditori di verde da parte del Comune di oltre 2 milioni di mq di verde. Per ben 14 anni ( dal 1994 al 2008) col nostro comitato locale INSIEME PER BORGO ROMA ci siamo dapprima informati e poi impegnati duramente per la realizzazione del Parco di S. Giacomo esteso circa 7 ettari davanti al Policlinico. Ci siamo riusciti quando finalmente il sindaco Zanotto (2003) e successivamente il sindaco Tosi (2008) si sono decisi a pretendere la trasformazione da terreno edile in parco i complessivi 70 mila mq dell’area della Provincia antistante il Policlinico. Evidentemente i cittadini informati e successivamente uniti sono riusciti a convincere i loro riluttanti Sindaci a realizzare tale parco ! COME SEMPRE, L’UNIONE FA LA FORZA.!

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