Scambio di corrispondenza con il sindaco Damiano Tommasi

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Rendo noto, per rispetto della libera informazione, quanto mi ha scritto il sindaco Damiano Tommasi, dopo mesi di comunicati miei e di Veronapolis, indirizzati alla pubblica amministrazione.

di seguito la mia replica

Gentile Giorgio,

ricevo costantemente le newsletter e sento (spesso di riporto) parecchi interventi di Veronapolis  riguardo l’amministrazione della città.

Non sono mai intervenuto pubblicamente e non ritengo al momento di farlo non avendo motivo per rispondere alle ripetute provocazioni. In quest’ultima mail noto, però un certo risentimento personale che nulla ha a che vedere con la “cosa pubblica”.

Mi spiace si metta il dubbio che alcune scelte del sindaco siano state fatte da altri, forse avrei dovuto scegliere Giorgio Massignan assessore all’urbanistica e avremo avuto meno polemiche? Avremmo evitato quella continuità che preoccupa?  Se così fosse mi prendo la responsabilità di aver scelto diversamente e, viste le illazioni (che ritengo offensive) sulle scelte, sono contento siano andate come sono andate.

Non so quale sia la scelta, invece, di Veronapolis in merito alla partecipazione agli incontri nei quartieri che si stanno organizzando ma mi sembra che la modalità lasci spazio alle domande ed eventuali critiche che non abbiamo timore di prendere in considerazione.

Sulla continuità ne potremo parlare a lungo ma non avendo vissuto le precedenti amministrazioni ho meno elementi per poterne valutare la reale consistenza.

Con l’occasione ci terrei che, come presumo, se queste mie righe diventeranno di dominio pubblico che lo siano, per lo meno, in forma integrale.

Grazie.

Damiano Tommasi

 

LA MIA REPLICA

Egregio sindaco Damiano Tommasi,

dopo parecchi mesi che le invio proposte e critiche sull’operato della sua amministrazione, mi sarei aspettato, come sua prima risposta, un tono e dei contenuti diversi, ma tant’è, me ne farò una ragione.

Intendo però rispondere alle sue accuse nei miei confronti, che confinano con le offese.

Innanzitutto mi sarei aspettato, da un sindaco di Verona, delle risposte sui contenuti e non attacchi alla mia persona.

Da questo, debbo dedurre che non ha argomenti in grado di ribattere alle mie osservazioni, sempre basate sul merito.

Le rammento che non ho mai voluto lanciare illazioni o provocazioni, ma sempre dati di fatto.

Se a qualcuno dell’amministrazione fa comodo intenderle in altro modo, significa che i vostri proponimenti di interagire con la popolazione, erano solamente vuote promesse elettorali.

La mia speranza, come quella di tutti gli aderenti di Veronapolis, era di fornirvi un contributo positivo, non certamente provocatorio.

Ma i vostri silenzi ci hanno dato l’impressione che i contributi esterni fossero poco graditi.

Lei mi accusa di risentimento personale per non essere stato scelto quale assessore alla pianificazione del territorio.

Ebbene, le note che ho inviato a lei e alla sua giunta sono dello stesso tenore di quelle che avevo spedito, a suo tempo, alle amministrazioni Sironi, Zanotto, Tosi e Sboarina. Anzi, quelle erano forse molto più dure.

Lei crede che starei analizzando e contestando i vostri metodi di pianificare e i vostri programmi urbanistico-ambientali come ripicca perché avrei puntato ad una poltrona in giunta? Ebbene, le consiglio, prima di lanciare giudizi avventati sulla mia persona, di informarsi su di me da chi mi conosce meglio rispetto a coloro che le hanno fornito certi suggerimenti.

Avrebbe saputo che sono 50 anni che mi batto per la tutela della mia città e del suo territorio, senza mai chiedere nulla in cambio. Sappia che ho avuto diverse proposte di candidature e, nel 1993, anche di occupare la poltrona di sindaco, ma che le ho sempre rifiutate. Dopo una breve esperienza da consigliere dei Verdi e poi da assessore all’urbanistica, dove ho contribuito a redigere il Progetto Preliminare di Piano, mi sono dimesso e non ho più accettato di partecipare a nessuna amministrazione; anche se mi sono sempre reso disponibile alla collaborazione da volontario, senza mai nulla chiedere. Ho fatto questa scelta perché ritengo di essere più utile alla mia città da uomo libero, senza legami partitici e/o economici, quindi in grado di esprimere il mio pensiero a prescindere dai colori di chi amministra. A molti questa mia indipendenza non piace, lo so bene.

Le assicuro che, se mi avesse chiesto di entrare nella sua giunta, l’avrei ringraziata ma non avrei accettato.

Ha affermato di non avere avuto modo di vivere le precedenti amministrazioni e di non conoscere le loro scelte precedenti e quindi di giudicare la continuità dei vecchi progetti con i programmi della sua amministrazione. Ritengo che questa non sia una giustificazione, ma una colpa, sua e di chi lo ha cercato. Se si accetta di candidarsi a sindaco di Verona, si deve essere consapevoli del compito che comporta, conoscere la storia, le necessità e i bisogni della propria città e le risposte che offre il territorio, non è sufficiente  circondarsi da un cerchio magico di pretoriani che la “consigliano”.

Cosa credeva? Amministrare una città come Verona non è semplice e non si può certamente improvvisare.

Nella sua risposta mi sarei aspettato che mi spiegasse perché ha scelto due avvocati della Fondazione Cariverona, protagonisti di consulenze non propriamente a favore della collettività,  per i più importanti incarichi nell’amministrazione comunale; perché durante lo studio del PAT si sta decidendo di aprire, in deroga, altri due hotel in centro; che ruolo avrà il Piano Folin per il Centro Storico; quali iniziative intende prendere per frenare il processo di desertificazione del centro e per rispondere alle esigenze di affitti equi e di spazi per residenze studentesche; come intende procedere con il progetto del Grande Castelvecchio e del sistema culturale; a che punto si trova la progettazione dei parchi urbani, e del sistema del verde; se verrà rispettato l’impegno di consumo zero del territorio e se le scelte d’uso delle aree industriali dismesse saranno ancora decise dalle manifestazioni d’interesse degli investitori privati; e  molto altro.

Per quanto riguarda la partecipazione nei quartieri quando i vostri consulenti espongono i lavori del PAT, sono sempre presenti degli esponenti di Veronapolis, anche se l’urbanistica partecipata è molto diversa da quella che state mettendo in pratica voi.

Concludo, rassicurandola che, come è mia abitudine, renderò pubbliche le sue note e la mia replica senza modificare una virgola.

Con franchezza e senza rancore la saluto.

Giorgio Massignan (Veronapolis)”

 

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