IL CENTRO STORICO DI VERONA

Condividi su:

Il Centro Storico iniziò la sua trasformazione intorno agli anni ’60 e ’70.

Il rischio di ignorare l’importanza storico culturale dei Centri Storici italiani nel loro valore d’insieme, aprì il dibattito tra gli storici, gli architetti e gli urbanisti, sulla necessità di considerare la loro conservazione come bene riferito all’intero contesto, superando l’idea del monumento isolato.

Ma, nonostante la variante 33, che forniva chiare regole su come intervenire e utilizzare gli immobili del Centro Storico, le troppe deroghe la resero parzialmente inefficiente.

Negli anni ’90 il Centro Storico continuò a svuotarsi di abitanti e parecchie botteghe di vicinato chiusero, non di rado sostituite da altre che proponevano articoli spesso distribuiti da catene commerciali nazionali.

Si registrò un aumento eccessivo dei canoni d’affitto che, se da un lato permisero alle griffe più note e importanti di mantenere il proprio marchio esposto nelle vie più prestigiose della città, dall’altro costrinsero molti negozi storici a chiudere la propria attività o spostarla in zone meno costose, ma di minor appeal commerciale.

In quegli anni il Genius loci, l’antico spirito del Centro Storico, iniziò a trasformarsi e, da contesto polifunzionale e interclassista, composto da residenze, uffici, negozi di vicinato, piccoli artigiani e servizi, diventò una grande zona di consumo turistico, con strutture ricettive, luoghi di pubblico ritrovo dove consumare cibi e bevande.

Per le Pubbliche Amministrazioni di quegli anni, e non solo, l’obiettivo era quello di attrarre sempre più turisti, soprattutto nel quartiere Città Antica.

Non si preoccuparono degli inconvenienti provocati da masse di gente che affollavano gli stretti spazi cittadini; era solo importante che consumassero.

Giorgio Massignan

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *