GLI OBIETTIVI E/O I SOGNI URBANISTICI PER IL 2024

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È iniziato il nuovo anno e, nella speranza che il PAT (Piano di Assetto Territoriale), in fase di elaborazione da parte della Pubblica Amministrazione, raggiunga gli obiettivi presentati nel programma elettorale della coalizione vincente, mi permetto di aggiungerne altri e di sottolineare quelli che, a mio modesto parere, ritengo più importanti:

  1. Un metodo di reale urbanistica partecipata, che non sia di solo ascolto, con relative osservazioni, ma di concreta e attiva collaborazione da parte degli esponenti della città.
  2. Il blocco del consumo di suolo e il recupero delle aree e degli edifici dismessi. La grande zona agricola della Marangona, potrebbe rimanere verde e utilizzare le aree industriali dismesse per realizzare il polo logistico in funzione anche del Quadrante Europa.
  3. L’inizio della decostruzione, con l’abbattimento degli immobili fatiscenti e la conseguente bonifica del paesaggio e/o dei monumenti. Nell’attuale area di Forte San Caterina al Pestrino, anziché costruire un improbabile centro per disabili, si potrebbe bonificare la zona da tutta la brutta edilizia militare che la occupa e aumentare la superficie del Parco dell’Adige.                      Sarebbe anche opportuno prevedere la pulizia delle aree di fronte alle mura magistrali per poterne leggere integralmente l’architettura.
  4. Un piano di utilizzo funzionale degli immobili di proprietà pubblica, del demanio militare e degli enti e/o fondazioni a parziale partecipazione pubblica. Le caserme potrebbero essere utilizzate per risolvere il problema relativo alla mancanza di alloggi per studenti e per le fasce di popolazione economicamente più fragili. Inoltre, sarebbero strutture idonee ad ospitare il centro per disabili, previsto al Pestrino.
  5. Un piano particolareggiato del centro storico per interrompere il processo di consumo turistico e per iniziarne uno di ripopolamento residenziale. A tale riguardo, la trasformazione dell’ex sede dell’Unicredit, di proprietà della Fondazione Cariverona, in un hotel, aggraverebbe la deriva turistica del Centro Storico. Viceversa, la destinazione a residenza, porterebbe nuovi abitanti in centro, con i relativi effetti, quali negozi di vicinato e piccoli artigiani.
  6. Un piano particolareggiato dell’intera zona di Verona sud, che è stata trasformata in un polo direzionale e commerciale. È necessario ricreare una porzione di città, con un’equa distribuzione di funzioni abitative, commerciali, direzionali, culturali e di servizio.
  7. La riqualificazione delle periferie per modificare la città da monocentrica a policentrica.
  8. La pianificazione del sistema del verde, che preveda una fascia verde di collegamento dei forti extra moenia, da quello di Parona a quello del Pestrino, la riqualificazione naturalistica delle cave dismesse e la realizzazione e/o l’ampliamento dei parchi dell’Adige, delle Mura, della Collina, della Spianà e dello Scalo Merci della Ferrovia.
  9. La programmazione di un sistema della mobilità efficiente ed ecocompatibile che possa razionalizzare il traffico e ampliare all’intero Centro Storico la ZTL. Il filobus, per le sue caratteristiche strutturali, non sarà alternativo al traffico privato a motore, anzi, con la riduzione in larghezza di alcune arterie di grande utilizzo per ricavare le corsie preferenziali per il filobus, si rischia un aumento del caos automobilistico. La strada collinare tra porta Vescovo e porta San Giorgio, nelle ore di punta, è al collasso, così come lo è Veronetta.  Saranno necessari altri interventi, che non dovranno essere fatti in uno stato di emergenza, ma dopo una seria pianificazione. La proposta di un sottopasso per i veicoli a motore tra la Giarina e Santo Stefano, con la conseguente grande area pedonale in superficie davanti al Teatro Romano, si potrebbe ristudiare. Così come un breve tunnel di collegamento tra Porta Vescovo e via Mameli, non dovrebbe essere ideologicamente scartato.
  10. La programmazione di un sistema culturale, che preveda l’ampliamento del Museo di Castelvecchio e il suo collegamento con l’Arsenale, dove andrebbe valutata l’opportunità di spostare, da Palazzo Pompei, il museo di Scienze Naturali. Andrebbe pianificato il decentramento nella cintura periferica di varie attività culturali, recuperando e utilizzando gli edifici dismessi.        Il vecchio stabile per la produzione del ghiaccio, di proprietà della Fondazione Cariverona, ora utilizzato da Eataly, in futuro potrebbe rappresentare un importante centro culturale per la zona sud della nostra città. Così com’era previsto nei piani iniziali.

Se saranno obiettivi reali o solo desideri di un sognatore inascoltato, lo sapremo “solo vivendo”.

 

Giorgio Massignan coordinatore Veronapolis
Veronapolis

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